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Il WWF Napoli ha avviato ai primi di giugno 2021 una richiesta di informazioni, in base alla normativa sulla trasparenza, per conoscere in che misura Napoli – la città del sole – contribuisce, con i propri impianti solari, a ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) e a contrastare i cambiamenti climatici. In particolare, per gli almeno 26 impianti di proprietà del Comune di Napoli, sono stati richiesti i dati circa la produzione di energia elettrica pulita (in chilowatt-ore all’anno) e gli introiti (in euro) derivanti dal risparmio energetico prodotto e/o dalla vendita di tale energia. Il sondaggio è stato fatto per capire il contributo della città alla produzione di energia pulita alla vigilia del G20 Energia e Ambiente che si tiene a Palazzo Reale.

La prima risposta ricevuta entro il termine di 30 giorni, prevista dalla normativa sulla trasparenza, è quella del “Servizio Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES)” dell’Area Ambiente del Comune di Napoli, i cui uffici si affrettano a precisare che non sono competenti sulla “gestione degli impianti o di acquisto/vendita di forniture di energia elettrica”.


Sulla base delle informazioni insufficienti fornite per soli 11 impianti, e non per gli altri 15 di cui si è persa traccia (citati invece in una precedente nota del Comune), si evince che quindi:

– Il Comune di Napoli non ha un ufficio che si occupa della gestione dei propri impianti solari in grado, quindi, di comunicare se producono energia elettrica e quali risparmi ed introiti generino, in altre parole, se funzionano. Tale situazione sembra particolarmente grave alla luce dell’importanza del tema dei cambiamenti climatici e della situazione di pre-dissesto del Comune che non si preoccupa di valorizzare i suoi impianti che potrebbero, tra l’altro, produrre introiti economici. In definitiva, esistono uffici comunali che realizzano gli impianti con risorse pubbliche, a questi, però, in una organizzazione da scatole cinesi, non compete la gestione ed è quindi impossibile assicurarsi che l’oggetto dell’investimento funzioni.


– Napoli è tra le poche città italiane che non ha un energy manager, obbligatorio in base alla legge 10/1991, figura che si occupa di gestire il fattore energia e razionalizzare i relativi consumi e i costi, aspetto, da evidenziare nuovamente, quanto mai importante per un ente con le difficoltà economico-finanziarie come quello napoletano.

– Ci sono sufficienti elementi per affermare che i 26 impianti, NON essendo gestiti da un ufficio specifico, non funzionano o operano solo parzialmente per una serie di possibili motivi: 1. non sono stati allacciati alla rete elettrica ENEL 2. non sono stati adeguati, negli anni, alle norme indicate dal GSE e dall’ENEL 3. non sono stati sostituiti componenti come gli inverter e moduli danneggiati 4. non è stata fatta la manutenzione minima di pulizia dei pannelli o di potatura di alberi che fanno ombra.


– Desta sorpresa che, alla richiesta di fornire informazioni sull’energia elettrica prodotta e sugli introiti generati, gli uffici rispondano fornendo stime teoriche di produzione o addirittura dati della potenza installata; in altri termini, è come se alla domanda su quanti chilometri ha percorso un’automobile e sui costi di benzina sostenuti si rispondesse con il dato della cilindrata che nulla dice se l’auto ha circolato o se è rimasta in garage.

Tale situazione appare ancora più grave, perché negli anni 2017-18, a seguito di un analogo sondaggio del WWF Napoli, sono state fatte numerose riunioni con la Commissione ambiente del Comune così come con uno dei tanti assessori che si sono succeduti con la delega all’Ambiente. Tutti i rappresentanti dell’amministrazione, all’epoca, hanno preso atto delle problematiche emerse relative alla “NON” gestione degli impianti solari e tutti hanno confermato la necessità di risolvere tale questione.

A tal proposito, furono impegnati, dal servizio edilizia scolastica, ulteriori fondi (ex Patto per Napoli), per collegare alla rete elettrica 11 impianti fotovoltaici, installati anni prima su altrettante scuole del Comune di Napoli. Anche di questi il Comune non ha fornito notizie sui parametri minimi di funzionamento.


Nel frattempo, secondo quanto riportato nella delibera comunale n° 466 del 22/12/2020, disponibile su web e citata nella risposta fornita al WWF, il Comune continua ad installare impianti fotovoltaici a dimostrazione di quanto sia facile investire risorse su impianti solari da inaugurare senza poi dover dare conto all’opinione pubblica della loro gestione e dei benefici prodotti per contrastare i cambiamenti climatici.

Dalla stessa delibera si evince che, a fine 2020, l’impianto fotovoltaico da 34 kW, installato nel 2015 sul 53° Circolo Didattico Gigante-Neghelli, non ha ancora ricevuto l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane. Si evince anche che, nella prima metà del 2021, era atteso il completamento dei lavori dell’edificio scolastico Musto e Fedro in via Sant’Ignazio di Loyola con un impianto fotovoltaico di 22,5 kW di potenza. E’ una vera follia progettuale prevedere – per un ente incapace di gestire l’attuale patrimonio di impianti – una potenza che supera di soli 2,5 kW la soglia di 20 kW oltre la quale l’impianto è considerato una centrale elettrica e quindi finisce per essere sottoposto ad una serie di complessi adempimenti con l’Agenzia delle Dogane.

L’amara conclusione è che Napoli, sede del G20, con i suoi impianti solari, non dà alcun contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici mentre l’Europa consegue recentemente un importante obiettivo visto che la produzione di energia da fonti rinnovabili ha superato quella da combustibili fossili. Il Wwf, in vista del nuovo capitolo che si aprirà a breve nella conduzione politica della città, nei prossimi giorni invierà i risultati del sondaggio ai candidati a sindaco di Napoli, chiedendo a tutti un incontro e degli impegni per una svolta verde sulla produzione di energia solare.



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