Lo scorso week-end nella inusuale location della struttura balneare “I Delfini” sul litorale Domizio nel comune di Castel Volturno, Francesco Zambon ex ricercatore dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha presentato  il suo libro “Il pesce piccolo” gli errori e le coperture che hanno fatto del nostro paese “il grande malato” durante l’emergenza sanitaria. “Non potevo rimanere in silenzio” così dichiara l’autore nelle prime battute del suo racconto-dossier, che svela i retroscena sulla gestione del “Piano nazionale di preparazione e risposta ad un’epidemia influenzale”, durante l’emergenza sanitaria da Covid-19.


La denuncia attraverso la pubblicazione del libro, dopo il suo allontanamento dall’organizzazione sanitaria, ha generato un caso nazionale sul quale sta indagando la procura di Bergamo, perché secondo quanto dichiarato dal ricercatore il piano pandemico nazionale non veniva aggiornato dal 2006 anche dopo l’individuazione  di altri due virus influenzali che avevano minacciato il mondo quali quello dell’influenza suina e della SARS. All’appuntamento con il Covid- 19 l’Italia era praticamente vulnerabile in quanto il piano pandemico risultava vecchio e inadatto alla gestione dell’emergenza sanitaria da coronavirus ,secondo Zambon un aggiornamento avrebbe evitato di certo molti decessi.


Francesco Zambon aveva stilato con la sua equipe di medici ed esperti ricercatori, un rapporto sui dati pandemici e gli interventi da effettuare grazie alle conoscenze acquisite fino a quel momento sul virus stesso, che avrebbero potuto salvare molte vite e servire da esempio agli altri paesi del mondo facendo dell’Italia il paese guida. Ma alla vigilia della pubblicazione e divulgazione del rapporto, precisamente il 13 maggio del 2020, l’OMS ne blocca la pubblicazione perché il testo “conteneva degli errori” quanto dichiarato dai vertici amministrativi dell’organizzazione. In realtà da quanto rivelato, il dossier evidenziava un fatto importante, cioè che il piano pandemico italiano non era aggiornato dal 2006 quindi inadeguato a sostenere la gestione dell’organizzazione sanitaria in caso di pandemia influenzale. “Omissioni, coperture e viltà hanno reso il nostro paese vulnerabile, mentre un intervento più mirato e adatto avrebbe potuto salvare molte vite”.


Nel libro vengono citati nomi illustri dell’OMS, come Dorit Nitzan (che nel libro viene chiamata Lady D.) coordinatrice delle emergenze sanitarie e Ranieri Guerra, Direttore vicario dell’OMS, che inizialmente  approva con grande entusiasmo il testo di Zambon trovando anche i fondi per la sua realizzazione (una parte di fondi di una donazione kuwaitiana all’Italia). Ma in secondo momento come raccontato nel libro, Guerra chiede a Zambon di modificare il riferimento alla datazione del piano pandemico in preparazione e risposta alla pandemia influenzale e di postdatarlo al 2016. Le pressioni su Zambon si intensificarono dopo che Guerra era venuto a conoscenza dell’intervento della nota trasmissione giornalistica “Report”, che stava indagando proprio sul tema del piano pandemico.


Successivamente nonostante le pressioni di Guerra con l’intervento dei giornalisti di Report il dossier va online, ma dopo poche ora viene rimosso. Zambon prova a reagire, cerca solidarietà ed appoggi ma non riceve risposte né aiuti. Il ricercatore  rimarrà isolato e dopo qualche mese si dimetterà. Interverrà la procura di Bergamo che aprirà un fascicolo d’inchiesta dove sia Guerra sia Zambon saranno chiamati per raccontare i fatti.

Una storia di grande interesse mondiale che ancora non ha un epilogo. Mentre la procura indaga Zambon gira l’Italia per promuovere la verità contenuta nel suo libro. In sala presente anche Mario Volpe, imprenditore e scrittore campano che da un trentennio con la sua attività ha stretto forti rapporti con il territorio cinese e ne conosce bene le leggi e la rigida struttura statale, ma sa anche bene descrivere nei suoi libri, le sue ataviche e meravigliose tradizioni.


I due scrittori si sono confrontati sul ruolo e la centralità assunti dalla Cina in questa pandemia globale. Accusata dalla potenza statunitense guidata allora dall’ex presidente Donald Trump, di essere stata  la grande untrice, secondo un modello complottista di corsa al potere economico, perché proprio dai suoi territori e precisamente dalla città di Whan è partita l’infezione che poi, in breve tempo e per colpe ancora da accertare, si è propagata in tutto il mondo mettendo in ginocchio l’economia globale.

Due realtà a confronto, in un momento storico difficile per l’umanità. Ad oggi si cerca di trovare ed identificare i protagonisti trai paesi occidentali e orientali che hanno combattuto l’epidemia e che in un certo qual senso, per giochi economici e di potere, non ne hanno bloccato subito la propagazione causando un numero di vittime che forse poteva essere di gran lunga minore.

Cinzia Porcaro