Una vasta operazione di polizia giudiziaria su ordine della Procura della Repubblica di Torre Annunziata è stata eseguita dalla Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia per gravi reati di disastro ambientale, ma anche di ricettazione e associazione a delinquere, collegati alla raccolta dei datteri di mare nella Penisola sorrentina.

Con una operazione, partita da Castellammare di Stabia nella notte e nella mattinata di ieri, sono finiti in manette 21 “datterari” su ordine del gip del tribunale oplontino, raggiunte da una misura cautelare in Campania ma le indagini si sono allargate anche anche in Puglia, Lombardia e Liguria. Sette le persone finite in carcere, 11 ai domiciliari, 3 con obbligo di firma. Ben 113 gli indagati, 123 gli episodi di ricettazione accertati. Sotto sequestro 2 tonnellate e mezza di datteri più 675 kg di vongole pescate alla foce del fiume Sarno, area tra le più inquinate del litorale campano.


La raccolta illegale dei datteri di mare ha apportato gravissimi danni alla roccia calcarea di cui è fornata l’area costiera sorrentina. Nei fatti è stata letteralmente devastata la costa rocciosa sommersa della penisola sorrentina e della Costiera amalfitana.

Inevitabilmente coinvolti anche i titolari delle pescherie e il mondo della ristorazione che per anni hanno fatto da punti vendita, illegale, dei datteri di mare, specie protetta che impiega vent’anni per scavare la roccia e a crescere di pochi centimetri.


Il prodotto illegalmente pescato veniva distribuito in tutta Italia con un giro d’affari ci oltre 100mila euro al mese.

I datteri di mare sono vietati in Italia sin dal 1998 proprio per la modalità di raccolta che richiede martelli pneumatici, pinze e piccozze e che quindi danneggia enormemente i litorali rocciosi. Proibita quindi anche la commercializzazione, eppure non mancano i ristoratori e le pescherie che vendono sotto banco questi frutti di mare a prezzi, come è possibile immaginare, enormemente elevati.




Non più di un mese fa dopo un’analoga operazione erano state rinviate a giudizio altre 21 persone. L’estrazione dei ricercati molluschi, è stato accertato, ha danneggiato gran parte della parte sommersa dei Faraglioni di Capri, simbolo mondiale dell’isola.

Le operazioni di martellamento della roccia per estrarre i datteri, andate avanti quasi quotidianamente per oltre 20 anni, avrebbero danneggiato irrimediabilmente il delicato ecosistema sottomarino. Si calcola che nei soli due mesi di lockdown (marzo-maggio 2020) sarebbero stati raccolti 8 quintali di molluschi venduti a prezzi tra i 100 e i 200 euro al chilo al mercato nero.



Share