Quattro clan con compiti e raggio d’azione diversi. Da Castellammare ai monti Lattari, la camorra cambia pelle e prova a stilare un patto di non belligeranza per non intaccare i propri business. A scardinare questo sistema, tuttavia, sono state le inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che negli ultimi anni hanno portato a 130 ras condannati e 192 arresti tra le fila delle quattro organizzazioni criminali. Dalle carte processuali emergono i particolari di questa divisione pacifica stilata dai vertici dei clan.

I D’Alessandro si sarebbero occupati in prevalenza di appalti pubblici (come emerge anche dalle ultime inchieste Olimpo e Domino, che vedono alla sbarra il gotha della cosca di Scanzano); i Cesarano invece avrebbero puntato su usura ed estorsioni nei bingo e nelle sale giochi soprattutto dell’area Vesuviana e dell’Agro – Nocerino – Sarnese, grazie all’alleanza siglata con i Ridosso – Loreto di Scafati. Sempre a Castellammare invece agisce anche il cosiddetto “terzo sistema” dei Polito – Onorato, con quartier generale al rione Moscarella, dedito soprattutto allo spaccio di droga e al traffico di armi. Una cosca che ha avuto un duro colpo nei mesi scorsi, quando finirono in manette i capi Raffaele Polito e Silverio Onorato e diversi gregari.

L’inchiesta si sposta poi sui Monti Lattari, dove è sempre dominante l’influenza dei Di Martino a Gragnano, il cui marchio di fabbrica è rappresentato dal business della marijuana prodotta in loco. I numeri dell’Antimafia tuttavia sembrano chiari, in merito alla lotta ingaggiata dalla giustizia contro la mala stabiese. Sono 30 le inchieste che hanno travolto i clan della zona. Dietro le sbarre sono finiti 79 uomini del clan D’Alessandro e 48 dei Cesarano. A tutto ciò, si aggiungono altre inchieste ancora nelle fasi preliminari oppure giunte a dibattimento, che rischiano di costare l’ennesima spallata al gotha della criminalità organizzata.

Sono i numeri che fanno tremare l’impero di Gomorra a Castellammare e dintorni. Un lavoro enorme, messo insieme dal pm dell’Antimafia Giuseppe Cimmarotta, il magistrato che è stato capace di aprire uno squarcio nei mille misteri della camorra stabiese, portando dietro le sbarre i vertici di quella cupola criminale che, per troppo tempo, ha condizionato la vita e lo sviluppo di un territorio ricco di risorse e bellezze. Le indagini proseguono, con l’obiettivo di smascherare le nuove attività illecite intraprese dalle cosche nel territorio che va da Castellammare ai monti Lattari.

Donazione sostieni il Gazzettino Vesuviano