Lo spettacolo teatrale “Lo Scudo di Teia” è stato presentato in conferenza stampa presso la biblioteca del “Centro di Cultura e Storia Amalfitana” il 30 agosto.

“Lo Scudo di Teia” è lo spettacolo teatrale che andrà in scena a Pimonte il 4 e 5 settembre 2021 presso il Castrum Pini. L’evento è nato da un’idea di Lucia Somma, presidente del Consiglio Comunale di Pimonte nonché delegata alla Cultura, che ha visto la luce grazie alla regia di Gabriele Saurio e ai testi scritti da Francesco Rivieccio.

La splendida chiesa di Santa Maria di Pino farà da palcoscenico a due serate uniche, che sono state presentate ad Amalfi, presso la biblioteca del “Centro di Cultura e Storia Amalfitana”.




“Sono estremamente soddisfatta della proficua collaborazione istituzionale creata attorno a quest’evento – afferma Lucia Somma – Sono convinta che solo con una forte sinergia tra entri, oltre che tra i Comuni che un tempo formavano il Ducato di Amalfi è possibile rilanciare tutta l’area, soprattutto le splendide zone interne, ancora poco conosciute a livello nazionale ed internazionale. Il turismo è linfa vitale per i Monti Lattari così come per la Costiera amalfitana e lavorando assieme, con particolare attenzione alla Cultura, sarà possibile raggiungere gli obiettivi di crescita che ci siamo prefissati. Questo è solo il primo di una serie di eventi che segnano una nuova fase di rilancio per il nostro Comune. Voglio ringraziare personalmente, per la partecipazione e il contributo dato all’iniziativa, il sindaco di Amalfi, Daniele Milano,  il presidente del Parco Regionale dei Monti Lattari, Tristano Dello Ioio, Domenico Camardo, archeologo del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, il sindaco di Pimonte, Michele Palummo, l’Assessore all’Istruzione e alle Politiche Sociali del Comune di Pimonte, Anna Ospizio, e il regista Gabriele Saurio”.


Lo scudo di Teia” è il racconto di una singola battaglia, immaginata e vissuta dalla parte dei protagonisti, rintanati nei loro accampamenti; il racconto della debolezza degli eroi che l’hanno combattuta, il racconto d’una battaglia già persa, che approfondisce ed evidenzia molto più gli stati d’animo dei personaggi, piuttosto che le strategie” spiega il regista Gabriele Saurio. “I Monti Lattari e il fiume Sarno diventano così teatro di guerra, una guerra raccontata nel testo non solo dai suoi protagonisti diretti, ma anche da un coro formato da sole donne composto da madri, mogli e figlie, metafora di chi non combatte, di chi sopravvive e di chi aspetta invano, ma che ha l’obbligo di raccontare per ricordare e tramandare.

Una pagina di storia, una pagina dell’Italia e del nostro popolo scritta all’ombra di quei monti che ancora oggi la custodiscono” conclude il regista.


LO SCUDO DI TEIA

note dell’autore

Lo scudo di Teia” è il racconto di una singola battaglia, immaginata e vissuta dalla parte dei protagonisti, rintanati nei loro accampamenti; il racconto della debolezza degli eroi che l’hanno combattuta, il racconto d’una battaglia già persa, che approfondisce ed evidenzia molto più gli stati d’animo dei personaggi, piuttosto che le strategie.

La drammaturgia è ispirata agli scritti lasciateci da Procopio da Cesarea nei libri de “Istoria delle guerra gottiche” e, in particolare, il testo affronta la storica Battaglia dei Monti Lattari, conosciuta anche come Battaglia del Vesuvio, durante la quale nel 552 l’Impero Romano d’Oriente, sotto la guida del generale Narsete, sconfisse definitivamente Re Teia, eliminando la presenza degli Ostrogoti dal territorio italiano.

Il testo possiede uno stile epico, che permette oltre a rievocare la battaglia, inscenando un vero e proprio scontro coreografato, anche di raccontare le varie fasi della lotta, i piani dei due comandanti e tutte le notizie storiche legate alle Guerre Gotiche, durate quasi un ventennio.

I fatti narrati, così come i personaggi, sono correttamente fedeli alle vicende di Procopio da Cesarea. L’unico personaggio verosimile è Matasunta. Matasunta era la figlia del re ostrogoto Eutarico e di Amalasunta. La giovane fu obbligata a diventare sposa del re Vitige, nel 536. Nel 540 Vitige, divenuto re dei goti, viene sconfitto dal generale bizantino Belisario e viene fatto prigioniero, insieme a Matasunta, a Constantinopoli. Alla morte di Vitige, nel 550 Matasunta viene sposata da Germano Giustino, nipote di Giustiniano I, in un tentativo di ricongiungere l’impero bizantino ai territori d’Italia. Giustino morì nel 551, poco prima della Battaglia di Tagina.

Dopo la sua morte, non sappiamo più nulla di Matasunta. È a questo punto che ho immaginato che Teia, dopo la suddetta battaglia, la rapisce per riportarla con sé a Pavia, poiché i due sono sempre stati segretamente innamorati, ma per questioni politiche, non hanno mai coronato il loro amore. Adesso che Teia è diventato Re, le promette, prima di partire, che al suo ritorno dalla spedizione in Campania, l’avrebbe finalmente sposata come sua regina.

Questa verosimile storia d’amore è inserita nel testo per meglio evidenziare i sentimenti che si annidano dietro l’orrore della guerra, andando a rafforzare la storia di Danus, il soldato degli ostrogoti che vorrebbe disertare per raggiungere la sua sposa, o la storia di Cunigasto, lo scudiero di Teia che perde suo figlio in battaglia.

Matasunta, inoltre, è l’unica donna presente sul campo di battaglia, poiché seguirà Teia, contrariamente a ciò che le ha ordinato, per potergli stare accanto anche nella sua morte.

I Monti Lattari e il fiume Sarno diventano così teatro di guerra, una guerra raccontata nel testo non solo dai suoi protagonisti diretti, ma anche da un coro formato da sole donne composto da madri, mogli e figlie, metafora di chi non combatte, di chi sopravvive e di chi aspetta invano, ma che ha l’obbligo di raccontare per ricordare e tramandare.

Una pagina di storia, una pagina dell’Italia e del nostro popolo scritta all’ombra di quei monti che ancora oggi la custodiscono.

Gabriele Saurio