Sono finiti ai domiciliari con l’ipotesi di inquinamento ambientale del fiume Sarno, scarico abusivo di reflui industriali e reiterata violazione di sigilli, due imprenditori.

L’operazione è stata compiuta dai carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica di Napoli e della Compagnia di Napoli-Stella che hanno dato esecuzione, sin dalle prime ore di oggi, appunto a due provvedimenti emessi dal Gip presso il Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura.




I provvedimenti si inseriscono nell’ambito di una più ampia e imponente attività d’indagine, convenzionalmente denominata “Rinascita Sarno”, condotta dal reparto speciale dell’Arma con il coordinamento della Procura della Repubblica torrese, tesa ad individuare le cause e i responsabili dell’ inquinamento del corso d’acqua.

Il Sarno, al centro della cronaca e fin troppo spesso portato ad esempio come pessima realtà ambientale, lungo circa 24 chilometri, a dispetto dalla sua brevità, conta un un bacino idrografico esteso per circa 500 chilometri quadrati.



Insieme ai torrenti connessi Solofrana e Cavaiola, attraversa tre province e trentanove comuni. E’ uno dei fiumi più inquinati d’Italia, a causa dell’alta densità di popolazione e la presenza di industrie ad alte emissioni inquinanti, che hanno creato una condizione ambientale di estrema precarietà.

La tanto sbandierata “bonifica” è partita nel 1973, con il Progetto speciale di risanamento dell’intero golfo di Napoli. Ma a quasi quarant’anni di distanza la zona è ancora inquinata. Dal 1995 è stato dichiarato lo stato d’emergenza nell’area.