Tentò di salvare anche oggetti preziosi e qualche moneta, l’ercolanese ucciso dal Vesuvio 2000 anni fa e ritrovato nel settembre scorso dagli archeologi del Parco Archeologico di Ercolano, diretto da Francesco Sirano. Gli oggetti sono stati individuati in una cassetta che l’uomo: 45 anni, circa, alto 1.60, c teneva nascosta in una borsa che portava sul lato sinistro. Lo scheletro e la borsa con la cassetta sono stati trovati alla base del muro di cenere indurita, alto trenta metri, che oggi chiude l’antico fronte a mare. La sua posizione è quella di uno che guarda la nuvola di ceneri bollenti e gas velenosi che scende dal Vesuvio appena esploso. Una morte atroce in un luogo in cui l’uomo pensava di trovare la salvezza. Tra qualche giorno, lo scheletro, che si presenta mancante delle gambe, sarà recuperato con tutto il blocco di cenere che ancora lo avvolge.



Lo attende un laboratorio nel quale non solo verrà ripulito da ogni residuo di fango ma verrà anche sottoposto a scansione in maniera da poterne fare una copia in 3D. Lo scheletro appena ritrovato è il primo fuggiasco caduto all’esterno dei fornici sul quale è possibile mettere in campo uno studio di più discipline. «Ercolano non delude mai – osserva Jane Thmpson, Manager dell’Herculaneum Conservation – ogni volta che si tocca un fronte si scoprono reperti incredibili. La Fondazione Packard in questi anni ha concentrato le proprie energie proprio sui confini del sito perché, come nel caso dell’antica spiaggia, le esplorazioni erano state parziali e avevano lasciato condizioni irrisolte e critiche». Sull’antica spiaggia oltre allo scheletro sono stati ritrovati in questi mesi moltissimi reperti di legno trascinati dal flusso piroclastico.



Arbusti, radici di alberi ad alto fusto, grandi travi, frammenti di cornici e pannelli appartenenti probabilmente a controsoffitti e alle coperture degli edifici, oltre ad assi di legno, puntoni e altri elementi forse di barche. «Il nostro uno scavo moderno – continua il Direttore Francesco Sirano – impostato come un laboratorio all’aperto multidisciplinare, ove il lavoro simultaneo di più professionalità ha consentito di esplorare, documentare, rilevare tridimensionalmente ogni fase di scavo dell’area dell’Antica Spiaggia e offrire un’istantanea della tragedia, con il contesto perfettamente preservato e il corredo in situ». Il ritrovamento è avvenuto nell’ambito del progetto di recupero dell’area. Il piano prevede il raggiungimento di Villa dei Papiri ripercorrendo quella che nella città antica era la passeggiata sul lungomare e che ancora oggi rimane l’unico fronte a mare completamente conservato di una città romana.

Giovanni Avvisati