Arresti, omicidi e tentati omicidi avvenuti a Torre Annunziata negli ultimi due anni, potrebbero mutare le gerarchie di potere tra i clan e dare vita ad un nuovo assetto criminale. Un’altra scossa destabilizzante alle gerarchie di potere è stato il blitz eseguito dai carabinieri di Torre Annunziata la scorsa notte ha condotto all’arresto di 19 soggetti affiliati al clan Gionta e IV Sistema, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto e detenzione di armi da sparo.

Un duro colpo per i vertici del clan Gionta che secondo le investigazioni riuscirebbero a controllare il territorio attraverso l’uso della violenza in opposizione ai clan nemici e a vessare i commercianti attraverso l’imposizione del pizzo. La storia criminale di Torre Annunziata è ruotata principalmente intorno a due clan storici, i Gionta e i Gallo-Cavalieri che nel corso degli anni hanno visto la loro struttura in termini di uomini e reti relazionali con gruppi di altri territori affievolirsi grazie alle indagini giudiziarie, ai numerosi pentimenti e agli omicidi. Sulla scena è subentrato però un terzo incomodo, il IV Sistema che sembrerebbe essere un gruppo autonomo i cui reggenti e affiliati hanno parentele con il clan Gallo ma che gestirebbero in totale autonomia il traffico di droga nella zona rionale del Penniniello.

Ricostruendo le vicende di quella che sembra essere uno scontro aperto trai i clan di Torre Annunziata, vediamo come le recenti indagini dei Carabinieri abbiano condotto all’arresto di tre uomini legati al gruppo Gionta per l’omicidio di Francesco Immobile consumatosi il 12 Settembre 2021 e ritenuto legato da vincoli di parentela al gruppo criminale dei Gallo. Questo omicidio è stato presumibilmente la risposta all’agguato nel maggio 2020 a Giuseppe Carpentieri genero del capoclan Valentino Gionta e reggente della famiglia Gionta. Le indagini portarono all’arresto dei fratelli Cherillo, leader del IV Sistema, che con un fucile di precisione tentarono di uccidere l’elemento apicale del clan Gionta.


Effettuando un salto temporale agli anni 2006/2007 sembrerebbe che i fratelli Cherillo abbiano tentato di uccidere Giuseppe Carpentieri per vendicare l’omicidio del loro nonno Natale Scarpa, avvenuto il 16 giugno 2006 ad opera dei sicari del clan Gionta a cui seguì successivamente una lunga scia di altre uccisioni di stampo camorristico come quelle ai danni di Vincenzo Amoretti appartenente al clan gallo il 20 aprile 2007, di Massimo Gallo appartenente al gruppo Chierchia legato al Clan Gionta il 21 Aprile 2007, al duplice omicidio di Antonio De Angelis e Francesco Paolo Genovese appartenenti al clan Gallo il 22 aprile 2007 ed il tentato omicidio di Tullio Calabrese affiliato al clan Gallo il 19 maggio 2007. Omicidi per i quali furono indagati e accusati Valentino Gionta e il figlio Aldo che, nonostante la detenzione in carcere, riuscivano a definire le strategie criminali del gruppo camorristico.

Dopo questa escalation di agguati i due clan principali di Torre Annunziata sancirono un “patto” di non belligeranza con confini territoriali ben definiti tra le due famiglie che avrebbe consentito di gestire, fino ad ora, gli affari illeciti sul territorio oplontino senza versare altro sangue nelle strade di Torre Annunziata. Ora le ultime vicende hanno destabilizzato questa tregua facendo ripiombare la città in una nuova faida. Quali saranno i nuovi scenari criminali a Torre Annunziata è ancora troppo presto per dirlo, se ci sarà un nuovo patto tra i gruppi criminali storici e che ruolo avrà il IV Sistema in questi possibili accordi.

Bisogna evidenziare che se il movente dell’agguato a Carpentieri il 6 Maggio 2020 potrebbe ricondursi alla sete di vendetta da parte dei fratelli Cherillo per la morte del nonno Natale Scarpa, non è da escludere che la ragione è da ricercare anche in un possibile accordo tra il IV Sistema e i Gallo per ricreare un nuovo assetto criminale e nuove divisioni territoriali per la gestione dei traffici illeciti ai danni dei Gionta; un clan che in seguito agli arresti effettuati dai Carabinieri nella giornata di ieri, ha visto nuovamente la sua struttura organizzativa interna smantellata e che ha in Valentino Gionta la sua figura apicale nonostante sia detenuto nel carcere di Novara al 41 bis. Le indagini dei Carabinieri a seguito delle intercettazioni dei colloqui avvenuti tra Valentino Gionta con la sorella Teresa Gionta hanno evidenziato come il boss ancora oggi riuscirebbe a dettare ordini ai propri affiliati, tutto ciò dimostrando che da un lato la sua figura di capoclan non sia ancora tramontata, ma anche la difficoltà del clan di contare su di una reggenza forte al di fuori del carcere.

Gianluca D’Ambrosio