Scuole chiuse in Campania: parla Stefano Cavallini, presidente regionale Anief

"Avremmo preferito un provvedimento nazionale di chiusura, affiancato da l'atteso aumento di organico scolastico necessario a permettere un reale e sicuro distanziamento e un reale controllo sulla capienza dei trasporti. Senza questi interventi qualunque soluzione sarà un palliativo senza benefici duraturi”

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Unico caso, per ora, in Italia, la maggior parte degli studenti campani non riprenderà regolarmente le lezioni in presenza ma comincerà l’anno nuovo in DAD fino a fine mese. Questo dice l’ordinanza regionale che prevede fino al 29 gennaio “la sospensione delle attività in presenza dei servizi educativi per l’infanzia e dell’attività scolastica e didattica in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado”.



Un provvedimento che però, come ormai è ben noto, potrebbe avere vita breve, in primis perchè il Governo sembra intenzionato a impugnare la decisione regionale e poi anche in seguito al ricorso presentato al Tar Campania dalle associazioni dei genitori “No Dad” che dovrebbe dare essere al vaglio dei giudici già nella giornata di domani lunedì 10 gennaio. Entro domattina alle 11 la Regione Campania deve presentare “gli atti pertinenti e rilevanti a presupposto dell’ordinanza impugnata” giacchè “l’ordinanza motiva l’esigenza della disposta sospensione facendo diffuso riferimento a dati, report e acquisizioni istruttorie non disponibili agli atti del giudizio che è opportuno, in ragione della rilevanza della questione, che vengano portati all’attenzione del giudicante fin dalla fase cautelare”.



Su tutta la faccenda interviene anche il sindacato della scuola Anief che con Stefano Cavallini, Presidente Regionale Campania, si è così espresso: “In Campania sono mesi che l’amministrazione non incontra le organizzazioni sindacali. Ormai le relazioni sindacali sono inesistenti. La Regione – commenta Cavallini – decide unilateralmente, senza confronto con nessuno. Siamo all’oscuro di qualunque dato puntuale che possa riguardare non solo l’andamento pandemico, ma anche la capacità dei trasporti, se aumentata, dello stato dei controlli sanitari, della tempestività e rapidità delle aziende sanitarie ad intervenire sui casi accertati di positività, etc.



Purtroppo al di là della bontà o meno della chiusura – conclude Stefano Cavallini – come Anief avremmo preferito, come misura precauzionale a limitare la diffusione del contagio, avere una decisione nazionale di chiusura e non a macchia di leopardo. Inoltre avremmo voluto avere concretamente quell’aumento di organico scolastico necessario a permettere lo sdoppiamento delle classi e avere finalmente un reale e sicuro distanziamento. Infine sarebbe auspicabile un reale controllo sulla capienza dei trasporti. Senza questi interventi, che l’Anief chiede da 2 anni, qualunque soluzione sarà un palliativo che non porterà a nessun reale beneficio duraturo”.