La mano del clan D’Alessandro dietro i falsi incidenti e le truffe automobilistiche. E’ l’ipotesi emersa dalle ultime indagini effettuate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, mirate a far luce sui business della camorra stabiese. Indagini che si sono soffermate sull’enorme potere economico accumulato nel tempo dalle cosche attive sul territorio stabiese, con particolare riferimento proprio ai D’Alessandro (egemoni a Castellammare). Secondo quanto emerso dalle indagini, gli scanzanesi avrebbero fatto affari con le truffe alle compagnie assicurative. Il modus operandi era del resto molto semplice.

Il clan (o quantomeno alcuni esponenti della cosca) avrebbe imposto una vera e propria tassa estorsiva ai soggetti responsabili dei raggiri. Un’attività che non verrebbe espletata soltanto a Castellammare e nelle zone limitrofe, ma anche in Emilia Romagna, dove secondo l’Antimafia da anni è attiva una cellula dei D’Alessandro. Il tariffario varierebbe da caso a caso. Per un risarcimento di 2400 euro, ad esempio, 400 sarebbe la parcella dell’avvocato di turno, 900 ciascuno andrebbero a proprietario dell’automobile ed esponenti della malavita locale, circa 200 al carrozziere di turno. Cifre ovviamente che salirebbero (ma più o meno mantenendo queste proporzioni) in caso di sinistri più “importanti”. A tal proposito sarebbero emersi nuovi e importanti elementi investigativi, proprio sull’asse Castellammare – Emilia Romagna.

E’ proprio in quest’area del Nord Italia che la cosca stabiese avrebbe deciso d’investire, aprendo locali e aziende varie. Ed è proprio in Emilia che sarebbero stati accertati diversi casi di estorsione sui falsi incidenti. Una nuova forma del racket insomma, messa a punto grazie ad una rete di professionisti complici del sistema, che metterebbero al corrente i vertici della cosca dei raggiri effettuati ai danni delle compagnie assicurative.

Dopotutto i fascicoli che hanno travolto la cupola di Scanzano in passato, con numerose inchieste che hanno portato a numerosi arresti tra capi e gregari, hanno documentato come il clan imponesse il racket praticamente su ogni attività, lecita ed illecita. Dallo spaccio di sostanze stupefacenti fino alla costruzione e alla ristrutturazione degli immobili, per finire anche con le tangenti imposte sulla compravendita di case, palazzi, appartamenti e perfino alberghi.