Abracadabra… il tasso di positività è servito. Ma quante palle ci dicono?

Dopo la bocciatura a De Luca sull'ordinanza per tenere chiuse le scuole, la Regione Campania torna all'attacco e con un rapido gioco di prestigio, rimodifica il bollettino e raddoppia il tasso di positività regionale. Campania ai limiti dell'Arancione

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Et voilà, De Luca resta a guardare? Ahi ahi ahia, piccoli ingenui! La “Stella di latta” salernitana non ha proprio alcuna intenzione di restare a guardare, come oggi mi capitava di leggere da qualche parte, sta solo aspettando il momento giusto per esclamare l’ennesimo “noi lo avevamo detto” e in questo caso anche fatto. Anzi, a voler essere precisi, oltre che aspettare, a mio modesto parere, sta anche spingendo, oggi per esempio ci ha dato una bella “botta”, affinché questo momento giunga al più presto.



E sì! Si dice che i giornalisti siano pericolosi perché la penna può essere peggio della spada, perché sono una brutta categoria subito pronti a pompare sciocchezze e a veicolare notizie in maniera “utile”, a qualcuno o a qualche clic in più, ma a dire il vero anche i professionisti della comunicazione istituzionale non scherzano. Il buon Vincenzo De Luca, presidente della Giunta regionale della Campania, ha sempre attaccato la comunicazione del Governo, a suo dire tra gli errori più marchiani fatti da Roma, ma quella regionale di certo non è impeccabile, o meglio (forse peggio), non risulta sempre limpida, cristallina, “vera” insomma. Diciamo che l’astuto Niccolò Macchiavelli nulla avrebbe potuto insegnare a quanti producono le comunicazioni dell’Unità di Crisi campana e del presidente lanciafiammemunito.

Sono mesi che da queste pagine continuo a denunciare la manipolazione delle comunicazioni regionali sull’andamento dei contagi, sui cambiamenti strategici dei bollettini e delle infografiche licenziate quotidianamente dalla Regione, dall’Unità di Crisi, ed oggi ne ho avuto l’ennesima conferma.

Sì, oggi, perché il bollettino dell’11 gennaio 2022 si è nuovamente modificato, ha intrapreso una nuova “linea editoriale” e, chiaramente, ha una nuova meta da raggiungere.



Ora vengo e mi spiego, avrebbe detto il compianto Camilleri. Nei mesi scorsi avevo evidenziato come, da fine aprile, dalla Campania non venivano più comunicati al Ministero i positivi derivanti dai test antigenici.

La griglia ministeriale riportava sin dal 23 aprile sempre gli stessi 11.588 positivi da test rapidi, mentre la Campania e il suo governatore non mancavano mai occasione per sottolineare come i vertici anti crisi sanitaria basavano le proprie analisi solo sui tamponi molecolari, quelli “seri”, affidabili.

“La griglia riportava” e “dalla Campania non mancavano”, perché poi è successo qualcosa agli inizi di agosto, e anche questo ho denunciato e scritto e poi scritto e ancora scritto. Cosa è successo? Semplicemente che il 7 agosto scorso l’Unità di Crisi decise di continuare a non comunicare i positivi al Ministero, ma smise di dividere i tamponi molecolari dai test antigenici rapidi, sommandoli tutti insieme. Perché? Anche questo è semplice. Perché raddoppiando, e in alcune occasioni anche un po’ di più, il numero dei test e lasciando il numero dei positivi invariato, il risultato sarebbe stato quello voluto. Di colpo il tasso di positività della Campania veniva dimezzato. Ottimo per l’immagine della Campania e anche per la “zona bianca”, oltre che per tenere tutto aperto, evitando un calo di consensi e non restare indietro rispetto a tante altre aree della nazione.


L’imbroglio dei numeri Covid della Campania. Il vero tasso di positività al 21,67%


Da alcuni mesi il nostro giornale ha cominciato a produrre una infografica basata solo tenendo conto dei tamponi molecolari, dati estrapolati dalla griglia dei contagi per regioni prodotta proprio dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità. Risultato? Eh sì, semplicemente che il tasso di positività della Campania era ben più alto di quello ufficiale, quello che poteva essere ottenuto dall’incrocio dei dati regionali. La nostra infografica, appena il 2 gennaio parlava di un tasso di positività del 29,77%, mentre dai dati regionali, lo stesso giorno, la percentuale arrivava solo al 17,5.

Poi l’epilogo. Nei giorni scorsi, mentre il governatore De Luca parlava di “Campania ancora in zona Bianca” e anche di “risultato eccezionale”, il tasso di positività si aggirava intorno all’undici per cento, stando alla Regione, mentre la percentuale ottenuta dai nostri calcoli era del 28,57%, ben oltre il doppio: sto parlando dei risultati di appena sabato scorso.

Io penso che presidente De Luca, anche alla luce dei dati reali, con la riapertura imminente delle scuole abbia deciso di emanare l’ordinanza poi bocciata in qualche giorno dal Tar. Il governatore di una regione in zona bianca non può tenere chiuse le scuole, questa tra le motivazioni dei giudici. Il “miracolo campano in bianco” aveva indirettamente bocciato la decisione, per me più che giusta in vero, di tenere le classi chiuse fino al 29 gennaio.




E siamo ad oggi. Proprio il giorno dopo la bocciatura ricevuta dei giudici amministrativi, e a dire il vero come avevo confidato a qualche amico e collaboratore, l’infografica regionale cambia ancora e in quella di martedì 11 gennaio riappare innanzitutto la divisione tra tamponi molecolari e test antigenici rapidi, ma soprattutto, sentite sentite, ricompaiono dopo circa otto mesi e mezzo i positivi relativi ai test rapidi.

Risultato? Be’, anche questo abbastanza semplice da indovinare e verificare numeri alla mano: in un paio di giorni il tasso di positività schizza ben oltre il venti per cento, all’incirca al 24% considerando la somma di tutti i test, molecolari ed antigenici, e la somma di tutti i relativi positivi. La percentuale, considerando i soli tamponi molecolari, arriva addirittura più su, al 25,27%.

Guarda caso numeri estremamente molto simili al nostro 22,57% del 29 dicembre, al 29,77% del 2 gennaio e al 28,57% dell’8 gennaio. Con questi numeri, ma anche con un Rt tra i più alti d’Italia, un tasso di incidenza in 7 giorni per 100mila abitanti oltre 1.500, con la percentuale di posti letto occupati nelle terapie intensive regionali al 12,16% e di quelli nei reparti ospedalieri dedicati al Covid giunta al 34.52%, la Campania entra in pompa magna in una virtuale “zona Gialla”, ai limiti dell’Arancione. Ma alla luce ti tutto ciò, allora, De Luca aveva ragione a chiudere nuovamente la scuola?



Ah, stavo dimenticando la cosa che più mi ha fatto ridere in questa giornata di svolta verso una “verità col telecomando”: finalmente anche nella griglia del Ministero della Salute, alla voce positivi riscontrati dai test antigenici rapidi, scompare l’ormai iconico 11.588 per fare posto al 29.462, frutto dell’aggiunta dei 17.838 positivi da test rapidi di oggi.

Che soddisfazione. Mi sono tolto un peso!

In conclusione? E cosa posso dire. Oggi si concretizzano ulteriori prove sulla teoria più volte denunciata con questo fiume di parole che da due anni sto scrivendo.

La comunicazione del Governo non ha fatto altro che confondere gli italiani, instillare dubbi e incertezze sull’operato di Cts, Draghi, Speranza e Bianchi, sottosegretari e faccendieri vari. Tanti, oggettivamente troppi, i dibattiti su quanto tutti quanti sembrano non averci capito granché.

Non meno inqualificabile però sembra la comunicazione regionale, che leva e mette numeri, aumenta e dimezza percentuali a proprio comodo. I veri numeri? Quelli solo se servono alla politica, solo se utili a perseguire l’obiettivo che si vuole raggiungere, la visibilità che si vuole ottenere, i meriti, immeritati, che si vogliono raccogliere.

Il Governo produce norme di bandiera perché, come affermato dal ministro Patrizio Bianchi: “Le aule scolastiche non possono chiudere, devono essere emblema di un Paese che è capace di contrastare la piaga che ancora una volta ci sta colpendo”. Una affermazione che avvalora le affermazioni di De Luca su questa decisione: “…provvedimenti che finiscono per trasformare i nostri bambini in cavie sull’altare della politica politicante, dell’opportunismo e degli ideologismi”.



Sull’altro fonte, la Campania oggi usa i numeri per supportare le scelte del “capo” e, dopo aver tenuto a tutti i costi i numeri il più possibile bassi, adesso prova a ridire la verità, quella che noi abbiamo provato a disvelare in tutti questi mesi. Ma, sia chiaro, non per ammettere un errore commesso o per scrupolo di coscienza nei confronti di tutti i campani da tempo giunti allo stremo. Oggi la verità “serve”. Serve una comunicazione il più possibile vicina ai numeri reali dell’andamento epidemico: sembra proprio che, tutto d’un tratto, la Campania debba scalare necessariamente fasce di colore sempre più caldo per avvalorare le decisioni prese e “ingiustamente” bocciate. Ma sia chiaro, una verità pronta a cambiare nuovamente. Appena ce ne sarà “bisogno”.

Comunicazioni ad personam, degne di “questa specie di politica”, come diceva il grande Totò.

Ma ora sono stanco, basta così, in attesa del prossimo colpo di scena. Ho scritto ancora un numero esorbitante di parole, fatto tanti calcoli ed ho anche la bocca amara.

Gennaro Cirillo