Le card di avvenuta vaccinazione Covid-19, annunciate dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca l’8 gennaio 2021, sarebbero oggetto di indagine da parte della Procura della Corte dei Conti, che nel frattempo pare abbia aperto un fascicolo al riguardo.

Veniva annunciato il 21 aprile 2021 che era in corso la consegna di 250.000 card per l’attestazione di avvenuta vaccinazione. Veniva specificato che le tessere erano destinate ai cittadini campani che avevano completato la somministrazione delle doppie dosi.




La Regione scriveva poi: “Ai possessori sarà consentita la piena mobilità. Entro il mese di maggio l’obiettivo è quello di consegnare un milione di card e di utilizzare tale certificazione per rilanciare interi settori economici, in particolare il comparto turistico (cinema, teatri, musei, ristoranti…)”.

Il Gazzettino vesuviano già aveva avvisato a febbraio 2021 come, dal punto di vista giuridico, non fosse possibile introdurre questo strumento, appunto la “card vaccinale”. Ci chiedevamo infatti con quale strumento normativo il Presidente della Regione Campania volesse introdurre gli attestati di vaccinazione.

Avevamo però anche ricordato cosa affermava il Garante privacy nel maggio 2021.



All’interno del suo Provvedimento del 25 maggio (Registro provvedimenti GPDP n. 207), ma anche nell’ammonimento che fu fatto al Governo il 23 aprile (sempre dell’anno 2021) l’Autorità puntava la sua attenzione su alcuni punti fondamentali, tra questi richiamava “l’attenzione dei decisori pubblici e degli operatori privati italiani sull’obbligo di rispettare la disciplina in materia di protezione dei dati personali.

Per quanto riguarda la card voluta da De Luca, all’interno del Provvedimento di avvertimento alla Regione Campania in merito all’uso delle certificazioni verdi Covid-19 – del 25 maggio 2021, il Garante parlava nel dettaglio di cinque punti: 1) inidoneità della base giuridica; 2) criticità del sistema di rilascio delle certificazioni verdi; 3) principio di trasparenza; 4) principi di limitazione della conservazione e di integrità e riservatezza; 5) valutazione di impatto sulla protezione dei dati.

L’Autorità di controllo emetteva il provvedimento in risposta all’ordinanza n. 17 del 6 maggio 2021 che il Presidente della Regione Campania aveva introdotto sul territorio regionale e che conteneva “disposizioni per la ripresa in sicurezza delle attività economiche, culturali e sociali”.



Si leggeva nel comunicato stampa del Garante per la protezione dei dati personali, sempre relativo all’avvertimento formale per la Regione Campania: “In base all’istruttoria avviata dal Garante è emerso che l’iniziativa è priva di una idonea base giuridica. Disposizioni di questa natura, che condizionano diritti e libertà personali sono ammissibili, infatti, solo se previsti da una idonea normativa nazionale e non da un’ordinanza regionale. Tale ordinanza, peraltro, travalica le stesse indicazioni del cosiddetto “Decreto riaperture” – che già presentava specifiche criticità già segnalate dall’Autorità al Governo – introducendo l’esibizione del green pass come ulteriore condizione alla mobilità e all’accesso a servizi di base”.

Il Presidente del Garante privacy, nell’audizione informale alla Camera del 6 maggio, aveva anche però avvisato il governo italiano che la “competenza in merito all’introduzione di misure di limitazione dei diritti e delle libertà fondamentali che implichino il trattamento di dati personali” ricade nelle materie “assoggettate alla riserva di legge statale (Corte cost., sent. 271/2005 sulla riserva di legge statale sulla protezione dati; Corte cost., sent. 37/21)”.

Nello specifico, durante l’Audizione del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, prof. Pasquale Stanzione sulle tematiche relative alla certificazione verde Covid-19, si chiariva, tra le altre cose: “Del resto che la norma, in questi termini redatta, si presti a interpretazioni discrezionali è dimostrato anche dall’attuazione propostane a livello regionale, con ordinanze che ne hanno esteso l’ambito applicativo e rispetto alle quali, sinora in un caso, il Garante è dovuto intervenire. La riserva di legge statale sulle materie incise da queste misure rischia così di essere elusa, per effetto di norme carenti della necessaria determinatezza”.



Dopo questa parentesi torniamo alla situazione della card vaccinali campane che – come avvisa La Repubblica in un articolo del 26 gennaio 2022 – sono al momento oggetto di indagine.

Scrive La Repubblica: “L’indagine è già partita. Sotto traccia. Fascicolo della Procura della Corte dei conti ‘coperto da segreto'”.

Nel sottotitolo dell’articolo del quotidiano nazionale leggiamo ancora: “La Procura della Corte dei Conti apre un fascicolo. Sarà acquisito agli atti anche l’articolo di ‘Repubblica’ sul ritiro delle tessere, costate oltre tre milioni di euro, da parte delle Asl”.

Facendo alcuni passi indietro ricordiamo, al dicembre 2021, che la card campana sarebbe stata rifiutata anche in Consiglio regionale o meglio non consentiva l’accesso agli uffici della Regione, inoltre che sarebbero state ritirate e che – scrive ancora La Repubblica – le Asl avrebbero deciso di non distribuirle più per evitare inutili spese.




Proseguiamo quindi riprendendo alcuni punti del Capitolato tecnico per la fornitura di smart card “attestato di vaccinazione” anti Covid-19 della Regione Campania, nonché l’accordo quadro per la fornitura di smart card “attestato di vaccinazione anti Covid-19 della Regione Campania.

Per quanto riguarda l’accordo quadro tra la SO.RE.SA S.P.A. e la ERMES S.R.L. era quantificato in poco più di 3 milioni di euro.

ACCORDO QUADRO PER LA FORNITURA DI SMART CARD “ATTESTATO DI VACCINAZIONE” ANTI COVID-19 DELLA REGIONE CAMPANIA

Il valore della gara era pari ad euro 3.045.010,50 per la produzione, come già detto, di 3 milioni e 500 mila card vaccinali (210 mila a settimana), per un costo di 0.90 euro cadauna.

Mentre invece nel Capitolato tecnico troviamo anche tutte le specifiche tecniche relative alla modalità di produzione delle schede.



La Smart card era sofisticata, addirittura dotata di microchip con tecnologia NFC, oltreché di QR Code, questo per consentire, grazie alla scannerizzazione attraverso smartphone, di collegarsi alla piattaforma Regionale Sinfonia, al fine di effettuare il controllo dell’avvenuta vaccinazione.

Il capitolato disciplinava l’affidamento della fornitura di attestati di vaccinazione digitale da consegnare ai cittadini della Regione Campania a seguito delle somministrazioni delle vaccinazioni anti Covid-19.

Il numero complessivo di smart card richiesto era quindi pari a 3.500.000 pezzi, con una fornitura settimanale compresa – si legge nei documenti – “fra i 140.000 e i 210.000 pezzi, in funzione della capacità di somministrazione dei siti vaccinali”.

 Andrea Ippolito