La domenica è cominciata, come mio solito, molto presto. Salvo poi ritornare a dormire qualche minuto dopo aver messo in pace il cervello con delle piccole e meccaniche faccende. Tra il punto A del risveglio ed il punto B del nuovo crollo ho aperto l’app di Instagram sul cellulare. Mi è comparso quasi subito un aggiornamento di Sky Tg24. Il post includeva un video in cui si vedeva un elicottero colpito in pieno da un missile e che terminava al suolo in una palla di fuoco.



Domenica e i colori della guerra

Così improvvisamente la domenica si è tinta dei colori della guerra, e del fuoco, e della morte. Le immagini mi hanno scosso e disturbato. Poco più tardi avrei saputo che si trattava di un video diffuso dal “comando ucraino operativo” su Twitter.

L’elicottero militare era russo ed era stato abbattuto sabato 5 marzo nei pressi della città di Chernihiv, in Ucraina del nord. Stando a quanto si legge sul Corriere online, “uno dei piloti sarebbe stato catturato”. Non si hanno ulteriori notizie degli occupanti del mezzo. Solo fact-checking che dimostrerebbero che le immagini sono autentiche. La cosa peggiore, per me e forse per tutti i cittadini dei Paesi non (ancora) in guerra, è che poco dopo sono tornato a dormire.



Bende, cerotti, e così via

È ancora domenica, ma stavolta è pomeriggio. Mia suocera, turbata, mi mostra una lista ricevuta poco prima dal parroco della parrocchia del rione. Una lunga lista realizzata per “aiutare i nostri fratelli ucraini”. Comprendo subito il turbamento. C’è da raccogliere una serie di medicinali da inviare in Ucraina. Vado a memoria, poiché non ho il foglio sottomano. Bende, cerotti, antibiotici, garze, e così via. Mi tornano alla mente le immagini di una serie che ho visto molto tempo fa, consigliata da un amico. Band of brothers si chiamava, e ve la consiglio. Narra delle vicissitudini della compagnia americana Easy nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il medico della compagnia ad un certo punto va disperatamente alla ricerca di bende, cerotti, antibiotici, garze, e così via.



russia svasticaPace e manifestazioni

È ancora domenica, ma stavolta è sera. In tv c’è il segretario del Pd Enrico Letta intervistato nel corso di una manifestazione per la pace a Roma. Alle sue spalle un cartello in giallo e blu con la scritta “Russia” nel quale una S era stata stilizzata con la svastica. In molti avrete visto il servizio.

Quel messaggio mi ha disturbato e sconvolto ancora una volta. La svastica in piazza ad una manifestazione per la pace. Ed una invasione a suon di missili e aerei ed elicotteri e carri armati e bunker e metropolitane e sangue e morte. Eppure le coscienze ancora dormono. Mentre i riverberi di settant’anni fa avanzano e non è una serie tv né un incubo vivido in una tranquilla domenica di guerra.

Francesco Ferrigno