Dopo la pausa pranzo mi sono trovato in auto e, come mio solito, la radio l’ho sintonizzata su Rai Radio 1. “Un giorno da pecora” dedica ormai tutta la sua programmazione alla guerra in Ucraina. I conduttori hanno telefonato ad un imprenditore italiano a Kiev. “Pronto, volete chiedermi dei missili? I missili ci sono. Ma volevo parlare di una mia connazionale che mi ha contattato in privato parlandomi del presidente ucraino Zelensky. Secondo lei la ‘colpa’ di questa guerra è di Zelensky che non vuole arrendersi. Ma è assurdo e non mi spiego com’è possibile pensare questo. Se l’Italia venisse invasa da una forza straniera chi ci governa dovrebbe scappare?”. Ho pensato che il ragionamento era facilitato dal fatto che nel Bel Paese di fughe dalle guerre e dalle responsabilità la sappiamo lunga. Ma ho pensato ancor più realisticamente che il ragionamento su Zelensky rappresenta una deriva social di una guerra seguita sugli schermi.



zelensky guerra ucraina 1Guerra e tifoserie

Poche ore prima, su Twitter, avevo notato (ma era impossibile non notarlo) che in tendenza c’erano quattro parole: “Io sto con Putin”. Sui social media stiamo vivendo questa guerra in Europa come un argomento qualsiasi, dal calcio alla pandemia da coronavirus. Ci siamo abituati alle tifoserie. C’è chi crede di avere assolutamente ragione, chi crede che l’altro abbia assolutamente torto, chi crede di vivere in un perenne complotto. Viviamo la guerra attraverso uno schermo: telegiornali, social, media ufficiali, media così così. Intanto ci sono coscienze, come quella dell’imprenditore italiano a Kiev, che vengono spezzate dall’incredulità.



Lì dove non c’è campo

C’è chi segue questa guerra sotto il fischio dei missili e nel suono delle sirene, nei bunker e nei tunnel delle metropolitane dove non c’è campo per i cellulari. Gli schermi, comunque, stanno anche aiutando gli ucraini che stanno sfruttando al meglio la potenza di quei mezzi. Dialogano col mondo capeggiati da quel presidente che proprio non vuole arrendersi e scappare via. Incredibilmente.

Il lunedì di Twitter

È stata una giornata faticosa, come tutti i lunedì. Chiudo il pc ma lo sguardo si posa sul cellulare. Ancora Twitter: c’è Draghi bersagliato da mezza Italia. Sta mandando i suoi ministri per mezzo globo a cercare risorse energetiche alternative alla Russia. Germania, Francia, Olanda ed altri, invece, non rinunceranno a quel gas. C’è un’Europa che non è Ue. C’è una guerra che non è sui social.

Francesco Ferrigno