Forse non l’avvertirà tutto preso nel “suo” mondo, ma certo uno stupido non è, anzi, è sempre attentissimo a quello che gli gira intorno, in tutti i sensi.

Basta un non nulla, un minimo dubbio, anche su un personaggio che riteneva fidato, amico quasi, per azionare la leva non solo del sospetto, ma anche della messa “fuori gioco” del personaggio in questione. Come? Non con l’allontanamento, ma con la morte. Sì, l’esecuzione della pena capitale anche per persone che fino al giorno prima erano suoi “sodali”, suoi “servi”, suoi “amici” (sic!!!). Meglio non aver problemi con carcerazioni o cose simili. La morte è la morte e dall’altro mondo non si può comunicare, per fortuna (nostra)!



E’ sicuro che dopo l’eliminazione del malcapitato i suoi “fidi furieri” metteranno a ferro ed a fuoco le sue proprietà. Niente dei suoi scritti, delle sue memorie, delle sue informazioni dovranno rimanere: non si sa mai, anche le cose più insignificanti potrebbero essere pericolose per il Dio dell’URSS.

L’unica cosa che conosce bene Putin, e che ripete ad ogni piè sospinto, è la minaccia della “guerra nucleare”. E’ la sua canzone – meglio ossessione – preferita: non ne conosce altre.

Se gli si chiede di Instagram la sua risposta probabilmente sarà un “cos’è?!”. E’ ancora fermo al fax e le e-mail non sono ancora nelle sue attrezzature comunicative. Ma a che possono servire al grande Zar queste tecnologie popolari? Certo, un’informazione su esse non guasta ma lui, il Grande Zar, ha altro a che pensare.

C’è l’America da tenere sotto controllo con tutti gli strumenti possibili. Captare informazioni di prima mano significa avere grandi vantaggi sull’avversario in caso di conflitto. Insomma, l’informazione – acquisita in tutti i modi possibili, leciti o non leciti – è la cosa più importante da fare. E’ con l’informazione che si vincono i conflitti. Puoi avere tutte le bombe atomiche del mondo, ma se non hai una rete capillare d’informatori puntati sul tuo avversario, quelle armi micidiali non servono, come si sul dire, “ad un tubo”.




Vladimir Vladimirovic Putin è nato a Leningrado il 7 ottobre del 1952. Nella sua vita ha svolto molte attività:

ex militare, ex funzionario del KGB russo, presidente della Federazione Russa dal 7 maggio 2012 al suo quarto mandato – non consecutivo – avendo ricoperto in precedenza la carica dal 1999 al 2008. E’ stato anche primo ministro dal 1999 al 2000 e successivamente dal 2008 al 2012.

La vita di Vladimir Putin è stata tutta un preciso calcolo, un vero e proprio viaggio impostato verso il “potere”: l’unica vera cosa che lo ha sempre interessato.

Dopo essersi laureato in legge all’Università di San Pietroburgo nel 1975 ha mossi i primi passi nel mondo del “lavoro” come funzionario dell’intelligence del KGB per sedici anni, prima di intraprendere la carriera politica.

Nell’agosto del 1969 Eltsin lo nominò Primo ministro. Dopo le sue dimissioni Putin venne eletto suo successore. Di intrallazzi per rimanere a galla ne ha fatti diversi. Impossibilitato a ricoprire un terzo mandato consecutivo, secondo la Costituzione Russa, favorì la vittoria di Dmitrij Medvedev che poi nominò Putin Primo ministro nel 2008. Insomma, giochi di potere fatti sotto gli occhi semi aperti dei cittadini che l’unica cosa che possono fare è plaudire a tutte, ma proprio tutte, le iniziative del Sovrano pena… serie rogne fino all’eliminazione fisica. Così lo Zar Putin ha potuto ricandidarsi al terzo mandato. Insomma, le alchimie per rimanere al potere lui, Putiun, le ha fatte tutte ed è certo che ne sta pensando altre.



Una cosa è certa, in questo periodo il “Sultano” è scomparso dalla circolazione. E’ ricoverato in qualche clinica perché ha preso il Covid o perché è letteralmente terrorizzato da questo malanno? Domanda senza risposta. Una cosa significativa questa della scomparsa, che potrebbe celare qualche problema avuto dallo Zar. Ma quale?

Putin vive abitualmente a Novo-Ogaryovo, a 15 chilometri dalla capitale. Eppoi si sposta molto. A volte opta per la residenza Rus di Zavidovo, nella regione di Tver, sempre vicino Mosca che era la villa preferita del suo predecessore, Boris Eltsin. Poi ci sono i bunker, quello di Stalin costruito durante la seconda guerra mondiale e quello sugli Urali. Quando si sposta è accompagnato sempre da due ufficiali di marina con la cosiddetta valigetta militare.

E’ vero che sta riempendo la Russia di sue immagini, ma non potrà farlo all’infinito. Prima o poi dovrà apparire di persona. Non può continuare così.

Elia Fiorillo