Il cuore generoso degli italiani, l’essere, come si dice a Napoli ‘e core, di cuore, significa non solo prodigarsi per il prossimo ed avere un innato senso di umanità, ma anche compiere, spesso, più di quanto si può, lottare sino alla fine, discernere a livello intuitivo con l’anima e non solo con la mente, il bene dal male.

La storia che raccontiamo è la quella di persone qualunque, di militi, del Regio Esercito  Italiano che dal 1942 al 1943 stettero di stanza in Saint Martine de Vesubie, in italiano San Martino Lantosca, un Comune in provincia di Nizza in Francia, ove i nazisti avevano istaurato il governo fantoccio di Vichy.



In questo paesino gli italiani fin da subito censirono gli ebrei e li dichiararono, sin da subito, Prigionieri del Regno di Italia, sotto giurisdizione del Regio Esercito.

Gli ebrei, inutile dirlo, temevano il peggio, già sapevano, che era difficile procurarsi documenti falsi per espatriare, molti erano giunti al sud della Francia o a Lourdes non sapendo che lì vicino si sarebbe instaurato il governo satellite della Germania di Vichy.

Ora erano in trappola, prigionieri e censiti, aspettavano il peggio.

Ma grande fu lo stupore quando gli italiani li invitavano ai loro pranzi, andavano nelle loro case festeggiando e ballando, trattandoli da esseri umani e non da schiavi, carne di macello.

Quando ci fu la decisione finale di Hitler, la deportazione nei campi di concentramento, molti ebrei giunsero a Saint Martin e la scamparono, almeno fino all’Armistizio dell’8 settembre 1943.




Ma anche in questo caso, avendo oramai stretto amicizia, i soldati con l’ausilio delle guardie di Confine italiane cercarono di farli espatriare. Di circa 1500 ebrei solo 367 finirono nei campi, gli altri furono salvati dal Regio Esercito Italiano.

Ad anni di distanza questi eroi invisibili sono rimasti anonimi, ciascuno riprendendo le proprie attività, i francesi non sono riusciti a rintracciarli. Per loro l’Italia rappresentava la salvezza e gli italiani dei benefattori.

Si muovevano tranquillamente, spesso la domenica andavano persino al mercato di Nizza e quando i nazisti li fermavano, col loro foglio di Prigionieri Italiani, nulla potevano fare, essendo l’Italia alleata, e dovevano lasciarli andare.

Giovanni Di Rubba