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I soldi del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia trasportati su conti bancari in Svizzera, intestati a dei prestanome di Scanzano. E’ la nuova ipotesi investigativa formulata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, alla luce di alcune intercettazioni telefoniche messe agli atti del processo Cerberus. Il clan D’Alessandro avrebbe dunque trasferito in Svizzera una parte dei soldi incassati dalle attività illecite.



Castellammare, i soldi della camorra in Svizzera

In particolare, alcune quote derivanti dalle estorsioni, dallo spaccio di droga, dal gioco d’azzardo e dalle scommesse. Ma perché proprio in Svizzera? Secondo gli inquirenti, grazie all’utilizzo di alcuni prestanome, sarebbe questo l’unico modo per non risalire ai veri proprietari dei conti. Va ricordato, infatti, che in Svizzera vige ancora il segreto bancario, sistema che favorisce gli evasori fiscali e le organizzazioni criminali che hanno la necessità di occultare il denaro sporco o riciclato, per evitare sequestri patrimoniali.

Castellammare: l’inchiesta dopo alcune intercettazioni

L’inchiesta è partita dopo un’intercettazione tra Teresa Martone (moglie dell’ex e defunto padrino Michele D’Alessandro) che, parlando con un affiliato alla cosca egemone a Castellammare durante una fase contraddistinta dall’arresto di molti capi dei D’Alessandro, chiede come reperire soldi al fine di continuare a gestire le attività dell’organizzazione malavitosa. L’interlocutore riferisce che “quello che dobbiamo fare, quello facciamo. Io li metto nel conto, nel conto svizzero”. Conversazione che apre una nuova pista investigativa per l’Antimafia partenopea, impegnata a scovare tutti i traffici illeciti e i business della camorra stabiese.



Un conto segreto per i momenti di difficoltà

In Svizzera potrebbe dunque esserci un conto segreto, dove il clan avrebbe depositato soldi da prendere soltanto nei momenti di difficoltà. Un conto di cui soltanto poche persone sarebbero a conoscenza. Per gli inquirenti, con il trascorrere degli anni, i D’Alessandro avrebbero allacciato contatti importanti a livello internazionale. Anche la cocaina arriverebbe dal Brasile.

Il caso del narcotraffico dal Brasile

In particolare, sarebbe stato il ras Rossano Apicella ad aprire un ponte diretto con i narcos sudamericani, fungendo da intermediario. Una volta arrivati i carichi di cocaina dal Brasile poi, la droga veniva smistata ai capi delle piazze di spaccio, per la vendita al dettaglio. Un dettaglio di notevole importanza, quello emerso dalle indagini dell’Antimafia condotte anche grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Un particolare che testimonia come, con il trascorrere degli anni, i D’Alessandro abbiano acquistato sempre più potenza, scalando molte posizioni nella gerarchia dei clan camorristici della provincia di Napoli e di tutta la regione Campania.




GLI APPROFONDIMENTI SULL’INCHIESTA

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