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Un’altra scarcerazione eccellente a Castellammare di Stabia, questa volta tra le fila del di camorra Cesarano. Ciò potrebbe rimodulare il direttorio della temuta cosca del rione Ponte Persica. Ha lasciato il carcere infatti Antonio Inserra (alias ‘o guerriero) in regime di 41 – bis da oltre 10 anni, per l’accusa di associazione di stampo mafioso. La Corte di Cassazione ha infatti accolto un ricorso presentato dall’avvocato Massimo Autieri, che è valso al pluripregiudicato stabiese uno sconto di pena di due anni.



Castellammare e camorra: le geografie criminali

E così ‘o guerriero ha potuto lasciare il carcere, anche se dovrà trascorrere i prossimi 24 mesi in una casa lavoro, fuori la regione Campania. Nella città stabiese le forze dell’ordine monitorano costantemente le novità criminali, dovute alle numerose scarcerazioni eccellenti, che potrebbero cambiare gli equilibri tra i clan locali. Prima di Inserra, sono stati infatti già scarcerati Vincenzo D’Alessandro e Paolo Carolei, ritenuti al vertice della cosca egemone di Scanzano. Oltre a Raffaele Di Somma (alias o’ninnillo), storico ras del rione Santa Caterina. E a Michele Onorato (o ‘pimontese), padre di Silverio, arrestato in quanto membro del cosiddetto “terzo sistema” del rione Savorito, insieme a Raffaele Polito.

Il comando del clan Cesarano

La scarcerazione di Inserra potrebbe aggiornare il ponte di comando dei Cesarano, dal momento che ‘o guerriero è considerato dagli inquirenti un pezzo da novanta della cosca di Ponte Persica. Secondo le risultanze investigative, Inserra incontrava la sua amante in carcere prima di essere relegato al 41 – bis, perché era riuscito a corrompere due guardie carcerarie. Uno dei secondini raccontava di incassare 6- 700 euro a settimana, oltre a un regalo extra da mille euro una tantum, così concedeva anche incontro con l’amante al boss detenuto.



Pizzini e telefoni cellulari

Dall’inchiesta era emerso che il boss riusciva a comunicare con l’esterno grazie a pizzini, imbasciate e soprattutto telefonini cellulari che nascondeva in cella. Tutto era partito dall’omicidio di Carmine D’Antuono, avvenuto a Gragnano il 28 ottobre 2008. Nelle tasche della vittima fu trovato un biglietto che lo avvertiva di stare attento, un pizzino che era partito dal carcere ed era stato scritto da Antonio Inserra. Raccontò in aula un maggiore dei carabinieri, durante la testimonianza.

Castellammare e camorra: il racconto e l’amante

“Per gli incontri hot con la sua amante, Inserra pagava 700 euro a settimana a una guardia, mentre la donna riceveva spesso regali dal clan. In un’occasione, il nipote di Inserra le consegnò un mazzo di fiori e un sacchetto con mille euro in contanti all’interno. Il boss aveva a disposizione un cellulare in cella. Lo scoprimmo perché parlava di schede telefoniche e ricariche durante i colloqui con i familiari che andavano a trovarlo in carcere. Inserra impartiva ordini, voleva partecipare al conteggio dei soldi delle estorsioni praticamente in diretta. Parlava con i suoi affiliati, ma fu difficile recuperare il numero di telefono da intercettare”.