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Nessuna estorsione da parte dei presunti esattori del clan Cesarano di Castellammare. Il tribunale del Riesame di Napoli dispone la scarcerazione per Gennaro Spronello e Giovanni Cafiero, ritenuti dalle forze dell’ordine vicini al clan Cesarano, arrestati lo scorso maggio per una presunta estorsione ai danni di un imprenditore abatese attivo nel settore dei rifiuti. Quello che è emerso durante il dibattimento è che esisteva un debito della ditta dei rifiuti nei confronti di un’azienda di Castellammare.

Mancano gli elementi di colpevolezza

Un debito da 100mila euro per merce ordinata, ricevuta e non pagata. Secondo quanto emerso in aula, quel debito fu saldato mesi dopo con uno sconto di 16mila euro sul totale. Per questo, ricostruito l’iter accusatorio, sono venuti a mancare gli elementi per ritenere colpevoli di estorsione Spronello e Cafiero.

Il precedente di uno degli indagati

Il 43enne Gennaro Spronello era stato già arrestato nel giugno del 2021 per una estorsione ai danni di una nota azienda bufalina di Eboli, nel Salernitano. Spronello lavora infatti nel mondo del latte, visto che esercita il trasporto per conto di una società del figlio del noto imprenditore stabiese Adolfo Greco. Quest’ultimo è stato condannato nel novembre scorso a 8 anni di carcere nell’ambito del processo Olimpo per legami con i clan stabiesi.

Castellammare: il blitz contro i presunti esattori del clan Cesarano

Secondo la tesi dell’accusa gli indagati avrebbero posto in essere atti diretti a costringere i titolari di un’importante società di raccolta rifiuti di Sant’Antonio Abate a restituire un debito di 100mila euro. Debito contratto nei confronti di altro imprenditore. I due avrebbero agito con minaccia concretatasi nella valenza intimidatoria derivante dalla nota riconducibilità di entrambi al clan Cesarano.

Castellammare, la tesi dell’accusa contro il clan Cesarano: i fatti a novembre e dicembre 2020

Cafiero e Spronello, assolutamente estranei alla compagine sociale dell’azienda creditrice, si sarebbero adoperati per recuperare il corrispettivo economico di alcune forniture risalenti al 2017 ed al 2018. I due indagati avrebbero imposto insieme alla riscossione del debito anche la restituzione della merce giacente. I fatti risalgono ai mesi di novembre e di dicembre del 2020.

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