Ecco perché il Napoli non sarà mai una “grande”

I top club sono altra cosa. Bisogna prenderne atto. Le cose stanno così, il rango di una società sportiva non sta nella semplice somma delle vittorie, delle coppe e dei campionati vinti

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Sogni di gloria, speranze di vittoria, passione, curve piene e tifo senza sosta. La passione per la squadra con la casacca azzurra non pare avere limiti e la tifoseria più generosa d’Italia da sempre risponde presente nei momenti importanti e pure in quelli bui, proprio come accade oggi. Uno di quei momenti che periodicamente riportano Napoli, città certamente assillata da problemi sicuramente più pressanti, con i piedi per terra anche sotto il profilo calcistico.

E’ inutile illudersi di essere lo squadrone che da anni è sempre tra le prime della classe, illudersi in un prossimo “miracolo” sportivo e nella conquista di quel tricolore che manca da troppo tempo, nonostante da anni la città e soprattutto la squadra avrebbero ben meritato. Il Napoli non sarà mai veramente un “top club” come lo definisce il neo acquisto Kvicha Kvaratskhelia. I top club sono altra cosa.

Bisogna prenderne atto. Le cose stanno così, il rango di una società sportiva non sta nella semplice somma delle vittorie, delle coppe e dei campionati vinti.

Scrivere mi diverte, da sempre, ma oggi più che il dovere giornalistico, più che la passione calcistica, mi ritrovo a scrivere per questo senso di sconfitta, a fronte dell’ennesimo errore fatto dal club azzurro in questo inizio di calciomercato o forse, meglio, in questa storia d’amore che oggi svanisce come se fosse stata semplicemente “un calesse” per dirla alla Troisi.

Non si è ancora capito? Penso di sì. E poi la foto in apertura ha già da tempo vanificato tutto questo mio panegirico. Sto parlando dell’ennesima bandiera che il Napoli sta riavvolgendo e gettando via senza troppo starci a pensare. Da ieri Dries Mertens è un calciatore svincolato, non è più azzurro.

Non mi sono e non ci siamo mai schierati apertamente contro la Società Sportiva Calcio Napoli e contro i suoi vertici, contro il De Laurentiis, né tantomeno intendo schierarmi a spada tratta al fianco del calciatore belga. Ma allora di che parli, mi si potrebbe controbattere, anche perché è chiaramente più facile parlare che metterci i soldi. Ma che ci posso fare, oggi non riesco a trattenermi, i soldi non posso metterceli, ma la delusione è grande e le scomposte parole, le idee che mi vengono in testa e nel petto, sento l’obbligo di condividerle. Che delusione!

Dries “Ciro” Mertens, come da tempo è stato ribattezzato in quella che sembrava esser diventata definitivamente la sua nuova città, è l’ennesima conferma di quello che il Napoli non riuscirà mai ad essere.

Il belga in nove stagioni è entrato nel cuore del popolo azzurro: 148 goal, il miglior marcatore di tutti i tempi del Napoli, giocate di classe, attaccamento alla maglia, assist e cuore e poi, al di là del calcio, un attaccamento viscerale con la città e i suoi abitanti che lo hanno portato a battezzare il figlio “napoletano” proprio con il nome che gli è stato cucito addosso dai tifosi. Ciro Romeo Mertens è anche sceso in campo tra le braccia del nostro “Ciro”, quel 14 che da ieri non fa più parte della rosa del Napoli. Ebbene, si può dimenticare tutto questo da un giorno all’altro?

I “grandi”, le bandiere, quelle che a Napoli sembrano non esser tenute nella giusta considerazione, quei calciatori che hanno identificato il proprio nome con una maglia, poi diventano vicepresidenti (vedi i “grandi” club italiani). A Napoli no! Al Napoli, semplicemente, li si dimentica. Anzi, per meglio dire, vigliaccamente si lascia che svaniscano nel silenzio. Nessun rinnovo, troppo esoso per il presidente, ma nemmeno un diplomatico addio. Che brutta storia.

E’ quanto sta accadendo con il nostro Ciro, che di certo ha chiesto un bel po’ di soldi al presidentissimo, ma che è ancora un calciatore in grado di cambiare il corso di una gara, e lo ha dimostrato fino a qualche mese fa. E’ un atleta che ancora in tanti vorrebbero in squadra, ma soprattutto è una bandiera del Napoli, e le bandiere non possono essere stropicciate in malo modo e accantonate come sta accadendo a Mertens.

Signori si nasce, diceva il “Principe” un bel po’ di anni fa ed è per questo che il Napoli non sarà mai fino in fondo una grande squadra. Questa con Mertens non è altro che l’ennesima figuraccia. Il blasone è un’altra cosa, lo “stile Napoli” non c’è mai stato e pare anche superfluo andare indietro negli anni, da Totonno Juliano a Marechiaro Hamsik, per confermarlo. Una grande squadra non è tale solo per quanto fa in campo.

Caro Ciro Mertens, cosa dirti? Io spero ancora di vederti dalla nostra parte, con la nostra, anche tua, maglia addosso già dal 15 agosto. Noi ci abbiamo sempre messo il cuore e mi piace pensare che oltre alla professionalità, anche tu lo abbia fatto e possa farlo ancora all’ombra del Vesuvio.

Infine, un’ultima riflessione sugli imprenditori, anche capaci e di successo, e i presidenti di professione. Grazie per i sogni che pur restando tali, hanno fatto battere il cuore di tutti noi tifosi, grazie per i piccoli successi di cui ci siamo dovuti accontentare. Tutt’altra cosa la passione, la fede calcistica, il sangue azzurro.

A metà strada poi ci sono i soldi, quelli che in genere “si spendono” per le passioni. E se non è così, se ti fai i conti sulle convenienze, sul come risparmiare, anzi magari su come guadagnarci, be’, allora è tutto chiaro, avrai mille altre ragioni, ma non sei un appassionato.

Gennaro Cirillo

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Da sempre abituato a vivere con il Gazzettino vesuviano in casa, giornale fondato pochi anni dopo la sua nascita dal padre Pasquale Cirillo. Iscritto all'ordine dei giornalisti dal 1990, ricorda come suo primo articolo di politica un consiglio comunale di Boscotrecase, aveva 16 anni. Non sa perchè gli piace continuare a fare il giornalista, sa solo che gli piace, e alle passioni non si può che soccombere. "Il mestiere più bello del mondo".