Sulle orme dei Borboni: la nuova passeggiata sul rinato Molo San Vincenzo a Napoli

Dalle antiche vestigia dell’arsenale borbonico, la particolare escursione storica, turistica, culturale e paesaggistica che dopo secoli potranno godere, con visite guidate su prenotazioni, napoletani e ospiti in questo periodo estivo

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Sulle orme dei Borboni la nuova passeggiata di due chilometri e mezzo in riva al mare sul rinato Molo san Vincenzo a Napoli, dirimpetto al Maschio Angioino.

Dalle antiche vestigia dell’arsenale borbonico, la particolare escursione storica, turistica, culturale e paesaggistica che dopo secoli potranno godere, con visite guidate su prenotazioni, napoletani e ospiti in questo periodo estivo. In autunno si procederà al restauro dell’antica opera marittima sulla cui punta estrema si erge il faro che sostituisce la lanterna, fatta costruire da re Ferrante d’Aragona nel quattrocento che segnalava la via ai naviganti e accanto la statua benedicente di San Gennaro.

“Da anni si discuteva sull’apertura del molo alla città – ha dichiarato il sindaco Manfredi – in pochi mesi in sinergia con il Ministero della Marina Militare siamo riusciti nel nostro intento”.

Risale al 1268 quando Carlo I d’Angiò fece costruire su un isolotto la torre militare per la difesa dalle incursioni straniere. Sulla piccola isola sorgeva una chiesetta del monastero di San Vincenzo; intorno al 1600 il Viceré Conte di Olivares affidò all’architetto Domenico Fontana l’ampliamento del porticciolo ma i lavori furono interrotti e successivamente fu possibile dare una grossa spinta al progetto e unire l’isolotto alla terraferma.

Nel 1836 Ferdinando II di Borbone, decise di potenziare la postazione del forte affidandola alla marina del Regno delle due Sicilie. Un bacino di carenaggio e fornitura delle armi e delle munizioni per le navi e un eccellente impianto per il rifornimento di acqua. Sulla darsena sono ancora presenti resti di cannoni corrosi dalla ruggine usati come bitte e ultimamente utilizzato come attracco di navi e barche sequestrate.

Sulla destra del percorso i numerosi archi usufruiti dal personale per la fabbricazione delle armi e alla costruzione e riparazione delle navi da guerra. Sulla sinistra, verso il molo Beverello, dove sono in corso lavori per la nuova stazione marittima, sospesi per il ritrovamento di reperti archeologici, enormi blocchi in pietra lavica da dove si può godere della vista del Vesuvio e del panorama della città.

La città di Partenope ha sempre vissuto un rapporto conflittuale con il mare. Nel 1953 la scrittrice Anna Maria Ortese, vinse il premio Viareggio con il libro: “Il mare non bagna Napoli” attirandosi addosso critiche e diatribe con scrittori di fama.

Di diverso avviso il canonico Carlo Celano, avvocato e letterato che nel seicento scrisse nel suo ponderoso capolavoro: Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli:  “finora ne’ borghi s’andò per monti, per valli e per pianure; è di dovere che hoggi si vada un po’ per la marina, e che si goda della nostra dilettosa riviera o spiaggia, che alla napoletana chiamasi Ghiaja. Questo luogo comunemente da’ forestieri che han caminato il mondo stimato viene il più dilettoso ch’habbia l’Europa tutta”.

A fine anno il definitivo riassetto della darsena, avamposto difensivo fino alla seconda guerra mondiale. Sei milioni il budget del Comune: “Trasformeremo le arcate in botteghe borboniche – ha detto Manfredi – baretti per la movida, approdo per grandi yacht e recupereremo l’eliporto, poco distante, mai utilizzato, con ascensore interno in modo da spaziare sul panorama dal Vesuvio a Castel Sant’Elmo”.

Mario Carillo

 

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