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Con quelle di Natale e Pasqua, la rata di Ferragosto costituisce il gettito principale del racket di camorra nell’area di Castellammare di Stabia. Per questo motivo, in questi giorni è massima l’attenzione delle forze dell’ordine, in una città che chiede di essere liberata dal giogo della criminalità organizzata. L’assedio del pizzo a ridosso delle ferie ferragostane, imposto non solo dal clan D’Alessandro, ma anche dai Cesarano e dai clan dei Monti Lattari, si fa soffocante, opprimente e incalzante. Il clan ha decine di famiglie da sfamare e così intensifica l’attività in questo periodo. E continuano le indagini sulle estorsioni di Ferragosto, allo scopo di ricostruire la rete del racket nell’area stabiese.

Castellammare, allarme racket di Ferragosto: massima attenzione delle forze dell’ordine

Estorsioni che verrebbero imposte anche a commercianti di Castellammare, con una tassa maggiorata del 10 e del 20% (a seconda delle attività taglieggiate) nelle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto. C’è da rastrellare i soldi per le spese legali e gli stipendi da pagare alle famiglie dei detenuti. E, naturalmente, per corrispondere il mensile a tutti gli altri affiliati. Servono denari, tanti denari. Perciò, non c’è angolo di questo territorio che non sia sotto assedio. Le tariffe così si moltiplicano. Anche chi non è stato raggiunto direttamente capirà che dovrà provvedere a “mettersi a posto”, a versare il “fiore” agli amici. Poi, dal prossimo mese di settembre, tutto ritornerà alla normalità. Funziona più o meno così: gli operatori economici sanno benissimo come si fa, parlano tra di loro, e ricevono la visita degli esattori dei clan attivi a Castellammare e sui monti Lattari.

Una delle principali attività dei clan dell’area stabiese

Il tutto, per comprarsi la serenità. Del resto, anche le ultime indagini condotte dall’Antimafia hanno dimostrato come quella del racket sia una delle principali attività dei clan dell’area stabiese. Soldi che hanno finanziato per almeno 20 anni la cosca di Scanzano. Consentendogli di acquistare sempre più potere nello scacchiere criminale dell’area stabiese e anche oltre questo territorio. Un’ultima inchiesta della Dda ha inoltre descritto come una parte dei soldi dell’imprenditoria stabiese abbia alimentato l’organizzazione criminale con affari e investimenti, dalla penisola sorrentina al Nord Italia

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