Governo ladro, piove e la sinistra affoga

Piove perché deve piovere. Piove perché è la natura delle cose. E con il fiume di acqua che è sceso verso il mare è sparita pure tanta spazzatura che da tempo stava in mezzo alle strade, appestandole

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Letta si è dimesso, si Enrico, proprio lui. Non stava più ‘sereno’ dopo il paliatone politico che gli avevano consegnato i fratelli d’Italia. E intanto “Piove, governo ladro”. Ma mica perché il governo e veramente ‘ladro’! È un modo di dire, un adagio che ci portiamo appresso dalla notte dei tempi: addossare a chi ci guida ogni nefandezza, da parecchio, è un poco lo sport nazionale. Come succede nel calcio che quando una squadra è ribusciata e non rende allora si esonera l’allenatore.

Piove perché deve piovere. Piove perché è la natura delle cose: piove, scampa, torna il bel tempo e torna a piovere. Insomma, “fischia il vento e infuria la bufera”. Pure! Ieri per esempio, giornata di elezioni, e di affluenze ai seggi, ha diluviato, in Campania. E con il fiume di acqua che è sceso verso il mare, e in direzione degli invasi di raccolta, è sparita pure tanta spazzatura che da tempo stava in mezzo alle strade, appestandole.

“Piove, governo ladro”, si diceva, è solo un adagio. Anche perché il governo, quello nuovo, quello che è uscito dalle urne ieri notte, ancora non c’è. È tutto da fare. Da mettere a punto. Con il bilancino del farmacista: un posto a te, due poltrone a lui, cinque a quello e il resto tutto a me.

E un fatto logico: il cavallo che ha tirato di più la carretta, il sotto, come si diceva una volta, mangia più biada. Il valanzino, quello che ha dato una mano, si, ma non è stato determinante, di sciuscelle, carrube, ne avrà di meno. Tutti, però, indistintamente, cercheranno di mettere la testa nel sacco dove ci stanno biada, carrube e vrenna per, giustamente, soddisfare l’appetito. E questo mentre i vecchi onorevoli andranno al mattatoio dell’indifferenza e i nuovi scalpiteranno per un sottosegretariato, pure nel ministero del vattelapesca, magari esistesse.

Appetito che potrà pure crescere perché, come si dice, l’appetito vien mangiando. Ma questo non è un problema di chi mangia bensì di chi guarda e sperisce. E comunque, abbiamo deviato un poco, ci siamo lasciati trasportare dall’enfasi e dalle chiacchiere da supermercato.

A proposito, stamattina girando in queste aree di aggregazione d’umanità della più varia estrazione sociale: bar e market, come una volta erano gli studi medici, perché la malattia non distingue il poveraccio dal riccone, il cronista ha sentito spesso esclamare con piacere “e mmo voglio vedé si ancora se magnano ll’Italia” e “hanno fernuto ‘e zazzerià ‘e sorde nuoste”.

La prima frase, tradotta per i non capenti, vale “e adesso voglio vedere se ancora si mangeranno, nel senso di distruggere, l’Italia” e l’altra “hanno finito di sperperare i nostri soldi”. E non è detto. Bisognerà vedere. Quello Giggino teneva in tasca n’araperabuatte talmente nuovo che doveva fare sfracelli con le scatulette ‘e tunno, e invece le buatte sono rimaste integre. Per questo bisogna aspettare.

Intanto va registrato che la mazzata avuta dalla sinistra è stata pesante e ha fatto danni. Tra quelli che l’hanno subita, il meglio che ne è uscito mo sta cu ll’osse scassate. E si lecca le ferite, cercando sollievo nel numero che mostra quanto “il nostro partito ha tenuto” e quanto sia stata colpa degli altri quella ddiece di paccariata avuta dalla destra.

Ovviamente, pure llà, a destra, volano santi e madonne un poco dappertutto: il Matteo del papeete, diventato pa…peetetico, con la solita solfa, ha racimolato niente, dissipando la dote che gli avevano consegnato tempo fa. Come uno, per esempio, che ha sposato una donna bellissima e chiena di soldi e che invece di starle attaccato come una cozza allo scoglio, la lascia sola e va mangiandosi il capitale nei casini. Che ora però hanno chiuso. Salvo riaprire quando servirà, ovvero quando ci si dovrà mettere d’accordo.

E ho sentito pure un anziano che, con un suo coetaneo, sacramentava, quasi con le lacrime agli occhi sulla disgrazia arrivata con il paliatone della sinistra e compagni. “Ma a te non ti facevano schifo? Non hai fatto altro che bestemmiarli e invocarne la morte politica…, com’è che mo te li piangi?” ha osservato l’amico. Risposta: “eh… i’ ‘o ssapevo quanto fetevano, chilli llà… ma a cchisti ccà chi ‘e ssape?!

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