municipio torre annunziata

A Torre Annunziata rischiano l’incandidabilità tutti gli ex consiglieri comunali, gli ex assessori e l’ex sindaco Vincenzo Ascione. In 24 dovranno comparire dinanzi alla I sezione del Tribunale oplontino nel giudizio promosso automaticamente dopo ogni scioglimento per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata. Nei giorni scorsi sono scattate le notifiche, e la motivazione è la medesima per tutti: “La proposta di scioglimento non reca espressa menzione degli amministratori responsabili”.

C’è da ricordare che parallelamente allo scioglimento ed ai relativi procedimenti giudiziari che ne conseguono, esiste anche un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli. I pm partenopei hanno indagato l’ex primo cittadino Ascione ed altri 6 amministratori, tra cui l’ex vicesindaco Luigi Ammendola.

Torre Annunziata, a rischio incandidabilità gli ex amministratori: a giudizio anche l’ex sindaco Vincenzo Ascione

Tornando al giudizio di incandidabilità dell’8 novembre, bisogna sottolineare che nella relazione prefettizia comparivano frequentazioni, parentele scomode e precedenti di una dozzina di consiglieri comunali e assessori. A ricevere la notifica quindi, oltre ad Ascione ed Ammendola, anche gli assessori Gioacchino Langella, Gaetano Veltro, Luisa Refuto e poi i consiglieri comunalli Massimo Papa, Michele Avitabile, Pasquale Iapicca, Antonio Pallonetto, Angela Nappi, Maria Oriunto, Ciro Alfieri, Brunone Avitabile, Francesco Nella, Francesco Colletto, Giuseppe Raiola, Rocco Manzo, Davide Alfieri, Pierpaolo Telese, Salvatore Solimeno, Raffaele Izzo, Germaine Popolo e Marcello Vitiello.

La relazione prefettizia dello scioglimento

Nella relazione prefettizia che ha portato allo scioglimento era evidenziata la presenza in consiglio comunale di persone con precedenti per spaccio di droga e parentele strette con esponenti di spicco dei clan Gionta e Gallo-Cavalieri. Tra questi, Pasquale Iapicca, il cui papà era ritenuto uno dei motivi di infiltrazione della camorra a palazzo nello scioglimento del 1992. E poi Massimo Papa, il cui fratello fu ucciso in un agguato perché ritenuto uomo di fiducia di un boss. Poi gli indagati dell’Antimafia, ritenuti molto vicini a Salvatore Onda, nipote del killer ergastolano Umberto, uomo di spicco del clan Gionta.

Il commento del Pd: “Non saremo noi a calpestare i principi costituzionali di garanzia”

“La richiesta avanzata dal ministero dell’Interno – ha commentato il commissario cittadino del Partito Democratico, formazione politica di riferimento dell’amministrazione sciolta, Paolo Persico – di un pronunciamento giurisdizionale teso a determinare l’incandidabilità di 24 esponenti politici (ex amministratori ed ex consiglieri comunali) costituisce un fatto gravissimo. Rivendicare la fondatezza dell’analisi politica non riduce la preoccupazione e lo sconcerto né allude ad invocazioni di sconti nei giudizi dell’opinione pubblica.

Tuttavia, il Pd, già a maggio 2021, aveva dichiarato esaurita l’esperienza di governo nata nel 2017 e rappresentato la necessità di una svolta radicale. Si è scelto, invece, di andare avanti, ad ogni costo, blandendo e accogliendo spinte dominate da incompetenza, trasformismo, incoerenza politica. Naturalmente ogni amministratore o eletto avrà modo di chiarire e tutelare la propria posizione in sede giudiziaria. Non saremo noi a calpestare i principi costituzionali di garanzia dei diritti soggettivi, non saremo noi ad emettere giudizi sommari.

“Piena fiducia nella magistratura”

Il Pd ha piena fiducia sia nelle forze dell’ordine sia nella magistratura, che da anni sono impegnati, nel Paese e nelle nostre zone, in un’azione di tutela della legalità, contro le camorre ed il malaffare politico. Resta immutato il giudizio politico-amministrativo negativo sulla fase che si è chiusa con lo scioglimento del consiglio comunale. Rimane ferma la necessità di un cambiamento profondo per rispondere davvero alle esigenze della nostra comunità”.

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