La Napoli che non vorremmo vedere: degrado alla Galleria Principe

Possiamo parlare di una città decadente ed abbandonata in alcune sue aree strategiche?

Siamo a Napoli, vicino al cuore del Centro Storico partenopeo, guardiamo da un lato, alla nostra sinistra, il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e dall’altro, alla nostra destra, la Galleria Principe. Ci troviamo in un incredibile crocevia, comprendiamo di essere al centro di arterie di collegamento fondamentali, eppure qualcosa non ci torna chiaro. Ci giriamo di lato, costeggiamo tutto il perimetro di quella che doveva essere la galleria commerciale della città, ma ancora qualcosa non quadra. Continuiamo a passeggiare, attraversiamo Piazza Dante, ma facciamo un cambio di direzione repentino e torniamo indietro al nostro punto di partenza, così ci posizioniamo di fronte all’ingresso della galleria, dal lato di Via Pessina, cioè la strada che ci ha appena diretto nella piazza intitolata all’illustre poeta. Mentre facciamo qualche domanda ai residenti del posto pensiamo alle molteplici sensazioni che pervadono (e/o che potrebbero pervadere) l’osservatore: meraviglia e ammirazione, disorientamento per tanta bellezza, purtroppo però ci sentiamo anche invasi da un senso di frustrazione e di impotenza, sentimenti che travolgono tutte le altre emozioni e che fanno culminare tutte le parole disponibili inevitabilmente in un’unica affermazione: questa è “la Napoli che non vorremmo vedere”.

La Galleria può essere considerata quindi la porta d’accesso per la maggior parte delle principali strade e stradine del Centro Storico napoletano, senza dimenticare l’altra grande area che incontra questa struttura: disposta, come già accennato sopra, di fronte al MANN, alle sue spalle, è infatti presente l’Accademia delle Belle Arti, mentre alla sua sinistra, si vede Via Salvator Rosa, la quale confluisce successivamente sul Corso Vittorio Emanuele (lunghissima strada, che se la si prosegue tutta porta direttamente a Piedigrotta e Mergellina). Ai lati del MANN invece si può procedere in direzione di Capodimonte, sulla Via Santa Teresa degli Scalzi ed il Corso Amedeo di Savoia Duca D’Aosta.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Galleria Principe di Napoli

I “sopravviventi”

Metà del perimetro, che si estende attorno all’area della Galleria Principe di Napoli, viene lasciato ad acquisire il titolo di terra di nessuno. Lo ripetiamo: è una Napoli che non vorremmo mai vedere, ma che purtroppo siamo costretti, nostro malgrado, a visionare ogni sera, quando camminando questa zona del Centro Storico, ci potremmo imbattere in piccoli pezzi di cartone raccolti ed abbandonati sui marciapiedi, sotto alle grandi scalinate della Galleria, oltreché in vere e proprie pozzanghere di urina. Sostanze di scarto dell’organismo degli esseri viventi, che in questo caso non appartengono a cani, gatti od altre specie del mondo animale, ma che sono proprie del genere umano, sono probabilmente riconducibili a quegli uomini che vivono relegati ai margini di una società, solo di una parte di società, che addirittura non li vede neppure o finge di non vederli.

Lo chiamano “clochard“, forse per lenire il cuore di chi legge, ma la parola francese non è altro che una diversa definizione, appunto un prestito del français al nostro italiano. Lo chiamano però anche “homeless“, forse per rendere la figura di chi vive in strada meno drammatica. Ma nostro malgrado, con un pugno nel cuore, infine, quelle persone che vediamo ogni sera di fronte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, se vogliamo allontanarci da inglesismi e francesismi, sono “senzatetto” e/o “barboni“, insomma gente senza fissa dimora o senza dimora alcuna. Tralasciando qui le cause che portano a questa condizione di vita, noi li chiameremo però “sopravviventi“, proprio perché sono esseri umani letteralmente sopravvissuti alla notte, al giorno che arriva inesorabile e poi alla notte che torna nuovamente con la sua ciclicità. Li chiamiamo “sopravviventi” per l’importanza che hanno questi soggetti, non solo per il rispetto verso la loro esistenza, ma anche per l’igiene ed il decoro urbano della città di Napoli.

Un’altra zona del Centro Storico dove sono presenti persone senza alcuna dimora, ma che trovano riparo, oramai fisso, in strada, è situata in prossimità del Duomo (cattedrale di Santa Maria Assunta) e della Cappella del Tesoro, di fianco al Museo del Tesoro di San Gennaro, appunto in Via Duomo.

Possiamo parlare quindi di una Napoli decadente ed abbandonata in alcune sue aree strategiche, in questo caso specifico nell’area strategica per eccellenza, nella zona che porta in quasi tutte le direzioni del cuore del Centro Storico?

Ebbene proprio in virtù di questa importanza va detto che non basta far passare le macchine pulitrici, di prima mattina quando la gente dorme, perché la sera seguente si ritroverà lo stesso quadro drammatico. Piuttosto occorre trovare una sistemazione a chi purtroppo non ce la fa a trovare una strada per riprendersi la propria vita, dignitosa e igienicamente accettabile. Risoluzione che il Comune di Napoli, va detto, ha già adottato per l’altra galleria partenopea, la Umberto I, che possiamo incontrare, scendendo per via Toledo, alla nostra sinistra. Va anche detto che ci sono alcune associazioni e persone che passano nell’area interessata a fornire cibo, acqua, vestiario e coperte. Purtroppo però chi viene supportato alla sopravvivenza rimane alla mercé della sporcizia e del degrado, che dopo poche ore dalle pulizie mattutine, ripresenteranno il loro conto.

Il degrado urbano, di alcuni luoghi della città di Napoli, non viene limitato poi solo a perimetri ristretti, ma si riverbera tutto intorno, come vero e proprio “biglietto da visita“, simbolo che trasforma le sensazioni del cittadino residente e turista in senso di abbandono ambientale, architettonico, sociale e, conseguenzialmente, economico.

Gli interventi già attuati dal Comune di Napoli per i clochard

Nel gennaio 2022 si parla della riapertura della Casa delle Genti, struttura dotata di ogni servizio, che avrebbe garantito 32 posti letto ai clochard. Il Comune di Napoli avrebbe a disposizione 400 posti letto per le 1800 persone che si trovano in strada. Ma durante la spiegazione al Il Mattino, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli Luca Trapanese, illustra un’altra delle problematiche a cui si deve far fronte, cioè quella che porta i senzatetto a tornare, di propria volontà, sulla strada. Trapanese al Il Mattino infatti dice chiaramente: “Abbiamo lavorato 15 giorni per portare una signora dalla Galleria alla Casa delle Genti, dotata di ogni servizio: ci è rimasta 48 ore, poi è tornata in Galleria, perché, come tanti homeless, pensa sia casa sua. Nei prossimi giorni, dunque, andrà fatto un intenso lavoro psicologico”. L’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli aveva anche affermato che sarebbe proceduto il lavoro con le associazioni, affinché si facesse in modo di portare i pasti altrove, ovviamente dopo aver informato i senzatetto su dove avrebbero potuto trovarli.

La Napoli che non vorremmo vedere
Via Duomo, a pochi metri al Duomo e dal Museo di San Gennaro

Ritrovare una vita dignitosa

Allora che ognuno faccia ciò che è nelle sue possibilità, chi può scrivere e narrare i fatti, dimostrandoli, lo faccia (noi lo abbiamo fatto, come può osservare chi sta leggendo). Bisogna quindi impegnarsi affinché queste persone, in stato di reale necessità, vengano aiutate a trovare una destinazione consona ad una vita dignitosa, anche se come abbiamo visto, attraverso le parole dell’assessore alle Politiche Sociali, molte volte questi cittadini del mondo vogliono tornare alla loro condizione iniziale, cioè quella della vita in strada.

Occorre dunque fare qualcosa: in primis per garantire il rispetto dei diritti umani di chi, volente o nolente, vive condizioni disperate, in secondo luogo per il decoro della città, per la prevenzione delle eventuali malattie trasmissibili. Bisogna fare qualcosa anche per il rispetto di chi vive Napoli e di vuole viverla pienamente, ogni mattina, ogni sera, ogni notte.

Un luogo nel cuore della città di Napoli

Ricordiamo che, come scrive lo stesso Comune di Napoli: “Il complesso denominato Galleria Principe di Napoli è un bene di proprietà in parte pubblica e in parte privata ed è sottoposto al vincolo monumentale ai sensi del D.Lgs.n. 42/2004 ss.mm.ii. (Codice dei beni culturali). Si trova nel cuore della città, nel suo centro storico, crocevia di  molteplici flussi culturali su scala metropolitana, nazionale e internazionale, un contesto nel quale operano e incidono diverse istituzioni che contribuiscono all’arricchimento del panorama culturale: dal Museo Archeologico Nazionale all’Accademia di Belle Arti, dal Conservatorio di San Pietro a Majella a diversi Dipartimenti Universitari”.

Galleria Principe di Napoli, interno
Galleria Principe di Napoli, interno

Ricordiamo poi che la storica galleria commerciale, costruita tra via Enrico Pessina, piazza Museo Nazionale e Via Broggia (1873 – 1883), che già dal XVI secolo era zona adibita alle “fosse del grano” (deposito granario della città), subì un crollo nell’agosto del 1965 (relativo alla facciata d’ingresso su piazza Museo Nazionale). Negli anni 2007/2008 l’edificio è stato però restaurato, tornando ad essere di nuovo accessibile al pubblico (a partire dall’anno 2009).

Il percorso dell’area strategica che abbiamo fatto a piedi

Riprendiamo dunque da dove siamo partiti: alla nostra sinistra abbiamo il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), mentre alla nostra destra la Galleria Principe, di fronte a noi vediamo in lontananza Via Foria e Piazza Cavour, alle nostre spalle c’è invece l’incrocio che porta a Via Pessina, in direzione di Piazza Dante, altra porta d’ingresso per Via San Biagio dei Librai, Port’Alba, il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II (già Foro Carolino), etc. Scendiamo a piedi quindi, per raggiungere l’ampio spazio dove si trova eretta la statua del famoso poeta, autore della Divina Commedia, appunto Piazza Dante, la quale sancisce l’inizio di Via Toledo, sede a sua volta di palazzi storici della città di Napoli come il Palazzo Zevallos Stigliano e la monumentale sede storica dell’ex Banco di Napoli, oggi sede delle Gallerie d’Italia. Giusto e doveroso, proprio per rendere chiara l’importanza dell’intera area, far presente che Via Toledo culmina in Piazza Trieste e Trento, la quale affacciandosi su Piazza Plebiscito, sul Palazzo Reale ed infine sul Teatro San Carlo, fa convergere insieme la stessa Via Toledo, Via Chiaia e Via San Carlo).

Galleria Principe di Napoli, via Pessina
Galleria Principe di Napoli, via Pessina

Insomma si tratta di un quadro poetico, storico-artistico, architettonico-museale, storico-sociale, etc., che se guardato dall’alto, magari con un drone video-fotografico, rende perfettamente l’idea di cosa rappresenti questa ampia ed estesa superficie e cosa si intende per area strategica da tutelare.

Andrea Ippolito

Donazione sostieni il Gazzettino Vesuviano