Gianni Minà ci ha lasciato dopo una breve malattia cardiaca. Non è stato mai lasciato solo, ed è stato circondato dall’amore della sua famiglia e dei suoi amici più cari. Un ringraziamento speciale va al Prof. Fioranelli e allo staff della clinica Villa del Rosario che ci hanno dato la libertà di dirgli addio con serenità”. Così la sua famiglia dà notizia sui social della morte del giornalista, morto oggi a Roma a 84 anni.

Ha raccontato la storia e i suoi grandi protagonisti, ha intervistato uomini rivoluzionari e stretto amicizie con leader mondiali, ha vissuto e frequentato personalmente autentiche leggende dello sport, personaggi straordinari della letteratura, del cinema e della musica riuscendo anche nell’impresa, oggi impensabile per molti suoi adepti, di mettere tutti intorno allo stesso tavolo. E non è un caso se molti lo conoscono e ricordano anche, se non soprattutto, per i suoi incredibili aneddoti. Tutti verificabili o, addirittura, immortalati da foto che hanno segnato un’epoca.

“Mi hanno sempre attratto persone capaci di andare controcorrente, anche a costo dell’isolamento, della solitudine. Persone capaci di raccontare storie, di mostrare visioni altre. E inevitabilmente hanno acceso la mia curiosità, perché, come diceva il mio amico Eduardo Galeano, capace di raccontare la storia dell’America Latina attraverso racconti ironici e apparentemente non importanti, fatti di cronaca, ‘il cammino si fa andando’, non sai mai dove queste storie ti possano portare. E’ il bello della vita, tutto sommato”.

Così si raccontava Gianni Minà, signore del giornalismo, oltre sessant’anni di carriera sempre fuori dal coro

Gianni Minà se nè è andato questa sera all’età di 84 anni dopo una “breve malattia cardiaca”, come annunciato dalla famiglia sui canali social del giornalista. Ma quella di giornalista, è una definizione che gli va decisamente stretta.

Torinese e tifoso del Toro

Nato a Torino il 17 maggio 1938, Minà ha cominciato la carriera giornalistica nel 1959 a Tuttosport, di cui è diventato poi direttore dal 1996 al 1998. Nel 1960 ha esordito alla Rai come collaboratore dei servizi sportivi per le Olimpiadi di Roma. Nel 1965, dopo aver guidato il rotocalco televisivo Sprint, ha realizzato reportage e documentari per storiche rubriche tra le quali Tv7 e Dribbling, Odeon. Tutto quanto fa spettacolo e Gulliver. Ha seguito otto mondiali di calcio e sette Olimpiadi, oltre a innumerevoli incontri di boxe fra cui quelli storici dell’epoca di Muhammad Ali.

Il più grande pugile di sempre è solo uno degli straordinari personaggi che sono entrati nella vita e nel vissuto del giornalista italiano, autore di centinaia di reportage per la Rai, di programmi tv e documentari sullo stessi Alì, Che Guevara, Fidel Castro, il subcomandante Marcos, Diego Armando Maradona.

Ha anche realizzato una Storia del Jazz in quattro puntate, programmi sulla musica popolare centro e sudamericana (come ad esempio “Caccia al bisonte” con Gianni Morandi) e una storia sociologica e tecnica della boxe in 14 puntate, intitolata Facce piene di pugni.

Giornalismo, televisione, documentari e reportage. “Dopo 17 anni di precariato” fu assunto alla Rai

È stato tra i fondatori di L’altra domenica con Maurizio Barendson e Renzo Arbore. Nel 1976, “dopo 17 anni di precariato” come sottolinea nella sua biografia, è stato assunto al Tg2 diretto da Andrea Barbato e ha incominciato a raccontare la grande boxe e l’America dello show-business, ma anche i conflitti sociali delle minoranze. Sono cominciati in quegli anni anche i reportage dall’America Latina che hanno caratterizzato la sua carriera.

Nel 1978, mentre seguiva come cronista il campionato mondiale di calcio, è stato ammonito e poi espulso dall’Argentina per aver fatto domande sui desaparecidos durante una conferenza stampa.

Nel 1981 il presidente Sandro Pertini gli ha consegnato il Premio Saint Vincent come miglior giornalista televisivo dell’anno. Nello stesso periodo, dopo aver collaborato a due cicli di Mixer di Giovanni Minoli, dal 1981 al 1984 ha esordito come autore e conduttore di Blitz, un programma innovativo di Rai 2 che occupava tutta la domenica pomeriggio e nel quale sono intervenuti fra gli altri Massimo Troisi, Federico Fellini, Roberto Benigni, Eduardo De Filippo, Muhammad Ali, Robert De Niro, Jane Fonda, Gabriel García Márquez, Enzo Ferrari, Betty Faria, Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Léo Ferré e Tito Schipa Jr.

Nel 1987 ha intervistato una prima volta per 16 ore il presidente cubano Fidel Castro, in un documentario dal quale è stato tratto un libro pubblicato in tutto il mondo. Da quello stesso incontro è stato tratto “Fidel racconta il Che“, un reportage nel quale il leader cubano per la prima volta ha raccontato l’epopea di Che Guevara.

Per Alta classe nel 1991 i profili di profili di grandi artisti come Ray Charles, Pino Daniele, Massimo Troisi e Chico Buarque de Hollan.

Fra i documentari di maggior successo, alcuni di carattere sportivo su Nereo Rocco, Diego Maradona e Michel Platini, Ronaldo, Carlos Monzón, Nino Benvenuti, Edwin Moses, Tommie Smith, Lee Evans, Pietro Mennea e Muhammad Ali, che Minà ha seguito in tutta la sua carriera e al quale ha dedicato un lungometraggio intitolato “Cassius Clay, una storia americana“.

Dal 1996 al 1998 il programma televisivo Storie, dove intervennero tra gli altri il Dalai Lama, Jorge Amado, Luis Sepúlveda, Martin Scorsese, Naomi Campbell, John John Kennedy, Pietro Ingrao.

Nel 2001 Minà ha realizzato “Maradona: non sarò mai un uomo comune“, un reportage di oltre un’ora con il Pibe de Oro in uno dei momenti più bui nella vita del fuoriclasse argentino. In molti casi, Minà è arrivato a instaurare rapporti che sono andati ben al di là della semplice interlocuzione tra intervistatore e intervistato.

Nel 2008 ha prodotto il film documentario “Cuba nell’epoca di Obama“. Nel 2015 Minà ha prodotto “Papa Francesco, Cuba e Fidel“, un reportage sulla storica visita del Pontefice argentino avvenuta a Cuba nel settembre del 2015 e con il quale ha vinto, nel 2016, l’Award of Excellence all’ICFF di Toronto, Canada.

Sabato 8 giugno 2019 alla Sala dei Baroni Maschio Angioino di Napoli, Gianni Minà ricevette la cittadinanza onoraria: “Assegniamo la cittadinanza onoraria ad un uomo coerente, credibile e che ha fatto dissolvere i confini del mondo. Gianni Minà – sottolineò il sindaco Luigi de Magistris – ha le caratteristiche di Napoli, che non ama il confine, perché città di mare, perché ha radici multiculturali avendo incontrato i popoli di tutto il mondo. Ci riempie di orgoglio il fatto per cui Napoli abbia conferito la cittadinanza onoraria a un uomo dallo spessore intellettuale e di grande sensibilità come Minà, che ha raccontato i popoli più sofferenti e avvicinato distanze che sembravano incolmabili”.

Gli aneddoti… eravamo io, Bob, Ali, Sergio e Gabo

Tra i gli aneddoti più celebri, il più ‘chiacchierato’ è senza dubbio quello sulla cena romana che ispirò anche un modo di dire affettuosamente ‘cavalcato’ da Fiorello: “Eravamo io, Bob De Niro, Fidel Castro e Gabo Márquez“.

Una cena in un noto locale trasteverino a Roma, dove Minà doveva incontrare De Niro e alla quale si sono poi aggiunti Sergio Leone e le altre star immortalate nella foto. “Una combriccola così è proprio irripetibile e ancora adesso non so capacitarmi di come sia stato possibile riunire, una sera a Roma, questi amici”, raccontava lo stesso Minà sui social lanciando il progetto “Minà’s Rewind“, nato come da lui stesso spiegato “dall’esigenza di condividere tutte le esperienze fatte grazie al mio meraviglioso, unico mestiere“. Un mestiere che Minà ha nobilitato per tutta la sua vita.

In un’intervista al ‘Corriere della Sera’ Minà spiegava così l’affetto di personaggi intervistati e che erano entrati nella sua vita: “Credo sia una questione di intimità. Io ho i modi che soddisfano le relazioni umane. E quando mi dicevano no, non insistevo“. Ha intervistato quasi tutti, dai Beatles al Subcomandante Marcos, ma in quella intervista aveva affermato che il suo rimpianto era non aver intervistato Nelson Mandela: “Mi è sfuggito Nelson Mandela. Ci eravamo messi d’accordo e mi aveva invitato in Sudafrica. Poi dovetti rinviare per tre quattro giorni e non siamo più riusciti a vederci“.

In questi ultimi mesi, in vista del probabile terzo scudetto del Napoli, un rinnovato successo è stato registrato un rinnovato interesse e successo per la sua intervista a Massimo Troisi all’indomani della vittoria del primo scudetto del Napoli.

Ciao Gianni, grazie, per troppe cose

Si era ritirato nella sua casa di Roma, con le donne della sua vita: Loredana Macchietti, moglie ma anche giornalista e manager del marito, e due figlie, la terza vive in Messico.

La morte di Minà ha scatenato il cordoglio dell’intero Paese. Un ricordo, un commento, un saluto o anche un tweet è giunto da tutti, dalla politica allo spettacolo, dalla cultura al mondo della musica e un po’ da tanti, tantissimi che hanno riso, imparato, diventati curiosi seguendo un vero maestro dell’informazione e della comunicazione. Un amico di tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di essere con lui, per qualche tempo, su questa terra.

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