Castellammare, condannato a dieci mesi Antonio Napodano

Era implicato in un processo per estorsione con il nuovo clan Maragas – Lambiase del rione Cmi, ma è stato tuttavia condannato soltanto per l’accusa di esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Condannato a dieci mesi di reclusione Antonio Napodano. Il 70enne già noto alle forze dell’ordine è cognato di Luigi D’Alessandro (alias gigginiello), per anni al vertice della cosca camorristica del rione Scanzano, egemone sul territorio stabiese. Napodano, che era implicato anche in un processo per estorsione con il nuovo clan Maragas – Lambiase del rione Cmi, è stato tuttavia condannato soltanto per l’accusa di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Castellammare, condannato a dieci mesi di reclusione per esercizio arbitrario delle proprie ragioni il 70enne Antonio Napodano

Reato che, secondo il codice penale, punisce chi si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo usando violenza o minaccia alle persone. Napodano nel 2021 fu coinvolto in un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nell’ambito del clan guidato da Antonio Maragas e Giovanni Grimaldi Lambiase, entrambi oggi in carcere. In particolare, il cognato di D’Alessandro era accusato di un’estorsione, commessa ai danni di un imprenditore insieme proprio ai vertici della nuova organizzazione criminale attiva nella periferia di Castellammare di Stabia.

Lo stesso 70enne era a processo anche per altre due tentate estorsioni. In un caso, gli investigatori ipotizzarono che il pagamento della tangente veniva effettuato da una imprenditrice attraverso raccomandate con ricevute di ritorno. La stessa imprenditrice, secondo l’accusa, si rivolgeva ad un ufficio postale privato per far arrivare a destinazione i pagamenti. Per queste accuse la Procura aveva chiesto 7 anni di carcere nei confronti di Napodano. Ma l’imputato, difeso dall’avvocato Antonio De Martino, è stato scagionato dall’accusa di estorsione e condannato alla pena di 10 mesi di reclusione per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

“Dobbiamo vedere come fare, dobbiamo dare i soldi della liquidazione”

“In data 01.3.2019 – ricostruì all’epoca dei fatti il gip – presso il comando stazione di Gragnano si presentava D. M. A., titolare di una ditta di movimento terra fino all’anno 2012, il quale riferiva di aver ricevuto minacce tese a corrispondere la liquidazione al suo ex dipendente Antonio Napodano”. L’imprenditore riferiva alle forze dell’ordine “di aver elargito, in più circostanze, parte dell’emolumento richiestogli.

Precisava inoltre di aver avuto importanti problematiche economiche che non gli avevano più permesso di continuare l’attività lavorativa, subendo il pignoramento e la vendita all’asta dei suoi beni per sanare i debiti”. Circostanza che non ha fermato, secondo gli scriventi, Antonio Maragas e Giovanni Battista Lambiase Grimaldi che in data 25.02.2019 si recavano presso l’abitazione dell’uomo e gli intimavano: “Dobbiamo vedere come fare, dobbiamo dare i soldi della liquidazione ad Antonio Napodano altrimenti ci facciamo una cattiva festività di Pasqua”.

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