Napoli, “tu si na cosa… glande” per chi avrebbe dovuto renderti semplicemente grande

Infuriato anche il Movimento Neoborbonico: rimuovete quella "cosa" da piazza Municipio. E come dargli torto?

“Tu si ‘na cosa grande”, l’installazione di Gaetano Pesce che ha ridotto la città a oggetto di scherno su ogni pagina satirica del Paese.

Che Napoli, grande città culturale del Sud, venga ridicolizzata per colpa di un’opera d’arte che definire assurda è un eufemismo, dovrebbe far riflettere chi si ostina a giustificare l’ingiustificabile sotto il nome della famosa “arte contemporanea”.

“Per quelli che dicevano che a Napoli non c’era un ca**o, ora c’è”, “Roma ha la Cappella Sistina, noi abbiamo una cappella gigante in mezzo Napoli”: basta scorrere pochi minuti sui social per trovare frasi di questo genere e rendersi conto che la linea della provocazione artistica è stata, ahimè, definitivamente superata.

La risata di chi ride di Napoli, non con Napoli

Da quando è stata installata in Piazza Municipio, questa “scultura” — che ha poco di stilizzato e molto di esplicito — ha subito catalizzato l’attenzione per la sua chiara e inequivocabile forma fallica. Gaetano Pesce, da rispettabile artista di fama, avrebbe dovuto sapere che Napoli non è solo folklore e superstizione. E noi avremmo dovuto capire che non è sempre arte tutto ciò che un artista crea. Perché l’Arte che intendiamo noi ha un dovere: stimolare il pensiero, provocare discussione, elevare lo spirito. Ma qui non c’è niente di tutto questo. Qui c’è solo un simbolo che non stimola il pensiero ma la risata, la risata di chi ride di Napoli, non con Napoli.

Il Movimento Neoborbonico: rimuovete quella “cosa” da piazza Municipio

Napoli, “tu si na cosa… glande” per chi avrebbe dovuto renderti semplicemente grandeInfuriato anche il Movimento Neoborbonico, che ha inviato al sindaco di Napoli Manfredi una richiesta urgente di rimozione dell’allestimento “Tu sì na cosa grande” visto il dissenso già diffuso in città, vista l’incomprensibilità del “messaggio”, vista l’ambiguità dello stesso messaggio con un richiamo addirittura a simboli fallici, vista l’assoluta incoerenza dell’opera rispetto ai luoghi storici in cui è stata inserita (piazza Municipio e Maschio Angioino), visti i costi elevati (si parla di circa 200mila euro) sia per l’allestimento che per la gestione.

Hanno addirittura inviato gratuitamente al Comune un progetto per sostituirla con dei semplici pannelli con notizie e immagini della trimillenaria storia di Napoli: “rispettate di più Napoli, la sua identità, le sue radici e i suoi valori tutt’altro che richiamati nell’opera in questione che, forse solo secondo le intenzioni dell’autore, sarebbe un omaggio a Pulcinella”.

In più, si chiedono anche quale sia l’idea di Napoli nei suoi amministratori: “E’ evidente che da troppo tempo mancano nella ex capitale del Regno delle Due Sicilie classi dirigenti radicate e fiere – si legge nella nota –  in grado di rappresentare una storia gloriosa che, dai Greci ai Borbone, potrebbe fornire tanti spunti per una reale e proficua valorizzazione non solo culturale. I turisti, del resto, amano Napoli per quella storia e non per strane Veneri e strani Pulcinella”. Anche gli storici, quindi, emanano l’SOS per tornare ai tempi in cui si costruiva la storia del Sud e con essa l’orgoglio di essere meridionali.

Napoli, “tu si na cosa… glande” per chi avrebbe dovuto renderti semplicemente grande

Sorrentino docet: aveva appena finito di parlare della città miserabile-ma-bella-e-felice!

Eppure Paolo Sorrentino, con la sua Parthenope, ci aveva visto lungo. Ma non pensavamo fino a 12 metri. Da Pistoletto a Pesce, sembra che il tema sia affezionato al Comune di Napoli, che ha autorizzato l’installazione dell’opera da record di derisione. Perché è quando si arriva al punto in cui le persone non sanno se guardare un’opera d’arte o un’enorme caricatura dell’organo genitale maschile, che ci si rende conto che qualcosa è andato storto. Per carità, c’è chi prende i suoi favori, come il sindaco Gaetano Manfredi che ha difeso l’opera dicendo che il dibattito è segno di una città viva. Ma davvero vogliamo che questa sia la Napoli viva che mostriamo al mondo? Una città che diventa il bersaglio di meme e battute volgari?

Aveva ragione la Ranieri, nel film di Sorrentino, a scagliarsi contro i napoletani e il loro auto-ingannarsi, contro il cliché della città miserabile-ma-bella-e-felice? Chissà, magari è proprio questo il significato intrinseco della “stilizzata maschera di Pulcinella”, piuttosto che il famoso incontro tra personale e collettivo, tra storia e contemporaneità giustificato dall’artista. Che poi qui, anche volendo, proprio non si vede.

Napoli, “tu si na cosa… glande” per chi avrebbe dovuto renderti semplicemente grande

Ridateci l’arte di un tempo, quella che realizzava la Fontana di Trevi e il Cristo Velato

A chi giustifica il tutto appellandosi alla tradizione scaramantica della città, come se la superstizione possa coprire ogni nefandezza, vorrei dire: non tutto deve essere accettato solo perché creato da un artista riconosciuto. Dobbiamo essere più critici, più severi, più attenti. Dalla prima Istituzione all’ultimo dei cittadini, dobbiamo dire basta alla concessione di prestigio a tutto ciò che viene spacciato per “contemporaneo”. Napoli non può e non deve ridursi a questo, non deve essere il palcoscenico di un’arte che non è più arte, ma solo un modo per attirare l’attenzione con il grottesco. Non lasciamo che la nostra città venga ricordata per un fallo di 12 metri piantato in pieno centro, ma torniamo a parlare di Napoli come la culla di una cultura millenaria, che merita rispetto, non il ridicolo. Ridateci l’arte ma, per favore, quella vera.

Sofia Comentale