Blitz a Castellammare: undici arresti nel clan D’Alessandro

Un’operazione imponente all’alba ha colpito il cuore del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, storica organizzazione egemone nel rione Scanzano. Undici persone sono state arrestate e diciassette risultano indagate nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Il blitz è stato eseguito dagli agenti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, insieme alla S.I.S.C.O. di Napoli, alla Squadra Mobile partenopea e al Commissariato di Castellammare di Stabia.

Le accuse: mafia, estorsioni e traffico di droga

Le indagini, avviate mesi fa, hanno documentato un sistema estorsivo capillare e un controllo radicato su diversi settori economici della città, in particolare quello edilizio. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione e detenzione di droga a fini di spaccio, tutti reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan D’Alessandro.

Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe imposto il pagamento di somme di denaro a commercianti e imprenditori locali, costretti a versare contributi periodici destinati alla cosiddetta “cassa comune” del clan. Da questa, sarebbero stati finanziati sia il sostentamento delle famiglie dei detenuti che la retribuzione degli affiliati attivi. Durante le perquisizioni, la Polizia ha sequestrato ingenti somme di denaro, considerate il frutto delle attività illecite.

Gli arresti e i nomi chiave del gruppo

Tra gli arrestati figura Pasquale D’Alessandro, 54 anni, tornato in libertà nel 2023 e ritenuto dagli investigatori l’attuale reggente del clan dopo la detenzione dei fratelli. Insieme a lui è stato arrestato Paolo Carolei, considerato un elemento di spicco dell’organizzazione e uomo di fiducia dei vertici.
Le ordinanze cautelari, emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA, hanno disposto la custodia in carcere per dieci persone e gli arresti domiciliari per una. Le misure sono state notificate a seguito di un lungo lavoro investigativo che ha coinvolto anche il pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta.

Ecco i nomi delle diciassette persone finite nel mirino delle forze dell’ordine

Michele Abbruzzese, 67 anni
Paolo Carolei, 54 anni
Gaetano Cavallaro, 28 anni
Giovanni D’Alessandro, 53 anni
Pasquale D’Alessandro, 55 anni
Vincenzo D’Alessandro, 49 anni
Marco De Rosa, 42 anni
Attilio Di Somma, 48 anni
Catello Iaccarino, 30 anni
Biagio Maiello, 24 anni
Massimo Mirano, 56 anni
Giuseppe Oscurato, 33 anni
Antonio Salvato, 46 anni
Petronilla Schettino, 63 anni
Catello Manuel Spagnuolo, 25 anni
Luigi Staiano, 37 anni
Giuseppe Occidente, 22 anni

Le dichiarazioni del consigliere Gennaro Oscurato

Tra le diciassette persone complessivamente indagate, alcune sono considerate vicine alla cosca, altre invece direttamente coinvolte nelle attività criminali. Una delle perquisizioni sembrava riguardare anche il fratello di un consigliere comunale di Castellammare di Stabia, circostanza poi smentita dallo stesso Gennaro Oscurato che con una nota ha sottolineato: «Leggo ricostruzioni e ipotesi relative agli arresti e indagati di questa mattina da parte della DDA a Castellammare di Stabia. Tengo a precisare che ho solo due sorelle e sono completamente estraneo a qualsiasi frequentazione camorristica. Con la persona omonima che compare nell’inchiesta ho una lontana parentela e con il quale non ho mai avuto alcun tipo di rapporto. Il mio operato quotidiano da consigliere comunale è solo a favore della legalità e della crescita del territorio».

Le infiltrazioni negli appalti e nello sport

L’inchiesta ha inoltre fatto emergere la riconducibilità al clan di alcune ditte di pulizie titolari di appalti presso l’ospedale San Leonardo e di legami con la società calcistica Juve Stabia, a testimonianza della capacità del gruppo di infiltrarsi nei settori economici e sociali più sensibili della città.
“La rete d’influenza del clan D’Alessandro resta radicata e pervasiva”, hanno commentato fonti investigative, sottolineando come l’obiettivo dell’organizzazione fosse “mantenere il controllo del territorio e garantire flussi economici continui”.

 

I summit e la gestione del potere

Le indagini hanno ricostruito anche le modalità con cui i vertici del clan, tra cui Pasquale e Vincenzo D’Alessandro insieme a Paolo Carolei, si sarebbero mossi per evitare le intercettazioni. Gli investigatori avrebbero accertato che i capi, dopo essersi liberati dei telefoni cellulari, organizzavano i summit in bar, ristoranti e negozi del centro stabiese, luoghi ritenuti più sicuri per impartire ordini e discutere strategie operative.

Le riunioni avvenivano in contesti informali, ma le decisioni prese in quelle sedi avrebbero inciso direttamente sulla gestione degli affari criminali e sulle pressioni da esercitare sui commercianti. L’intero sistema, secondo gli inquirenti, serviva a preservare l’egemonia storica del clan D’Alessandro sul territorio.

Un colpo al cuore del clan

L’operazione di oggi rappresenta, secondo gli investigatori, un duro colpo alla struttura del clan, che da decenni condiziona la vita economica e sociale di Castellammare di Stabia.
“Si tratta di un risultato importante che dimostra la costante presenza dello Stato in un territorio complesso”, ha sottolineato una fonte della Polizia di Stato.

Le indagini proseguono per verificare l’esistenza di nuove ramificazioni e di eventuali collegamenti con altri gruppi criminali dell’area vesuviana e dei Monti Lattari, nell’obiettivo di smantellare definitivamente la rete di potere che ancora oggi fa capo al nome D’Alessandro.

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