Omicidio Carmine Zurlo, convalidati gli arresti: Chierchia e Scarfato davanti al gip

Dalla tensione del carcere alla stanza degli interrogatori. Ieri mattina Antonio Chierchia, 32 anni, detto «’o folletto», e Raffaele Scarfato, 32 anni, alias «’o burraccione», sono comparsi davanti al gip per l’interrogatorio di convalida dell’arresto disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Carmine Zurlo, il 29enne di Pimonte ucciso e fatto sparire il 14 marzo 2022.

I due giovani, assistiti dall’avvocato Francesco Romano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno comunque rilasciato dichiarazioni spontanee. «Non abbiamo ammazzato il nostro migliore amico», hanno affermato entrambi, in lacrime e visibilmente provati, nel corso dell’udienza. Al termine dell’interrogatorio, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura cautelare in carcere. La difesa avrà tempo fino a giovedì prossimo per presentare eventuale ricorso al tribunale del Riesame.

Chierchia e Scarfato sono indagati per omicidio aggravato dal metodo camorristico e occultamento di cadavere in relazione alla morte di Carmine Zurlo, avvenuta quasi quattro anni fa. Per lungo tempo della sorte del giovane non si è saputo nulla: la sua auto fu ritrovata nella zona di Varano, a Castellammare di Stabia, ma del corpo non è mai stata rinvenuta alcuna traccia.

Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno portato gli inquirenti alla conclusione che si sia trattato di una lupara bianca, un omicidio consumato con successivo occultamento del cadavere in un contesto di criminalità organizzata.

Secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stato Scarfato a convincere Zurlo a recarsi nel luogo dove sarebbe stato ucciso, mentre Chierchia viene indicato come esecutore materiale dell’omicidio. Il corpo della vittima, stando all’ipotesi investigativa, sarebbe stato poi fatto sparire per cancellare ogni traccia e impedire il ritrovamento della salma.

Nell’inchiesta risulta coinvolto anche Francesco Di Martino, 65 anni, zio della vittima, indagato a piede libero. Gli investigatori lo ritengono una figura apicale nell’orbita del clan Afeltra‑Di Martino dei Monti Lattari, il sodalizio criminale di riferimento sul territorio in cui operava Carmine Zurlo.

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