Ha raccontato agli investigatori di essersi sentito vittima di una truffa amorosa, che a suo dire sarebbe stata messa in atto da una escort. Dopo aver tentato invano di sporgere denuncia, senza essere ritenuto credibile, avrebbe iniziato a covare rabbia verso il mondo intero, fino a maturare una decisione improvvisa: colpire una donna qualunque che avrebbe dovuto pagare per il dolore provato negli ultimi mesi.
È il racconto fornito da Antonio Meglio, classe 1986, arrestato giovedì notte dopo aver colpito con dieci coltellate una donna di 32 anni al volto, al collo e alle mani. La vittima è Alessia Viola, avvocata penalista, aggredita mentre si trovava a bordo del bus di linea C32.
L’episodio si è verificato in via Simone Martini, al Vomero, dove la professionista è stata immobilizzata per circa quindici minuti con il volto a terra, mentre l’aggressore le teneva il ginocchio sul collo. Una scena di violenza estrema, ripresa anche dai video realizzati da alcuni passeggeri presenti sul mezzo.
Secondo gli inquirenti non ci sono dubbi sulla gravità dei fatti. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e condotta dal pm Roberto Pirro Balatto. Nei confronti del 39enne sono state ipotizzate le accuse di lesioni gravissime, sequestro di persona e deturpamento del viso.
Quest’ultima contestazione rientra nella nuova fattispecie prevista dal Codice Rosso, pensata per punire chi provoca danni permanenti al volto di una persona.
Determinanti per evitare conseguenze ancora più tragiche sono stati diversi fattori: la resistenza della vittima, che ha tentato anche di disarmare l’aggressore, la prontezza dell’autista del bus Davide Pecoraro, che ha cercato di dialogare a distanza con l’uomo mentre il mezzo si svuotava, e infine l’intervento dei carabinieri del Radiomobile, che hanno fermato il 39enne.
Antonio Meglio non è descritto come una persona senza legami familiari o sociali. Laureato in Giurisprudenza e iscritto all’albo dei praticanti avvocati, aveva tentato di intraprendere la professione legale.
In passato era stato seguito da un ufficio di igiene mentale dell’ASL, accettando terapie che sembravano aver prodotto risultati positivi. Più recentemente si era rivolto anche a uno specialista privato, dal quale aveva ricevuto consigli e trattamenti farmacologici.
Dopo l’arresto, e dopo essere stato sottratto al linciaggio della folla radunatasi in via Simone Martini, l’uomo ha tentato un gesto autolesionistico. Secondo quanto emerso, avrebbe cercato di tagliarsi utilizzando una pen drive che portava con sé, quella che — nella sua ricostruzione — conteneva le prove della presunta truffa sentimentale subita.
Trasportato all’Ospedale del Mare, è stato posto sotto stretta sorveglianza.
A ricostruire i momenti dell’aggressione è stata la stessa Alessia Viola ai carabinieri. Tutto sarebbe iniziato poco prima delle 21, in piazza Quattro Giornate, durante l’attesa del bus C32 diretto verso il Vomero alto.
La donna ha raccontato di aver sentito l’uomo imprecare ad alta voce mentre i passeggeri salivano sul mezzo. Una volta a bordo, l’aggressore avrebbe osservato attentamente le persone presenti, fissandole una per una, fino a individuare la sua vittima.
Dopo essersi seduto alle spalle della 32enne, avrebbe estratto un coltello — mentre un secondo era nascosto in tasca — iniziando a colpirla ripetutamente al volto. Nel tentativo di difendersi, la donna ha riportato anche la rottura di un tendine alla mano.
I video girati dai passeggeri mostrano la fase finale dell’aggressione: la vittima a terra, il ginocchio dell’uomo sul collo e le sue urla, tra cui la frase «la fotto, la fotto», interpretata come una minaccia di morte.
Le successive perquisizioni nell’abitazione del 39enne hanno portato alla scoperta di un ambiente definito dagli investigatori come distopico. All’interno della casa sono stati trovati manifesti ideologici, ritagli di codice penale e frasi che facevano riferimento a una non meglio precisata “praxis”.
Nel corso delle verifiche sono state inoltre rinvenute numerose armi, tra cui coltelli da cucina, ma anche armi da sparo, come fucili e carabine, ora sottoposti agli accertamenti dei militari.
Difeso dall’avvocato Gianluca Sperandeo, Antonio Meglio dovrà ora comparire davanti al gip per l’interrogatorio di convalida del fermo. Nel frattempo proseguono le indagini per ricostruire nel dettaglio le motivazioni e il contesto dell’aggressione.









