Una rete criminale avrebbe sottratto 800mila euro a ignari risparmiatori per finanziare il clan dei Casalesi attraverso truffe informatiche avanzate. I risparmi delle vittime avrebbero raggiunto le casse della camorra per il sostentamento delle famiglie dei detenuti. I proventi illeciti sarebbero arrivati al sodalizio grazie a un sistema di riciclaggio tra l’Italia e la Spagna. Un totale di 38 episodi di truffa documentati dalle Fiamme Gialle.
Il 40% del denaro contante sarebbe finito nelle mani del clan. Gli indagati avrebbero scelto di acquistare valute virtuali per nascondere i movimenti finanziari. L’inchiesta della Dda di Napoli ha svelato l’esistenza di un’associazione dedita alle frodi e al furto di dati sensibili.
Le tecniche di attacco e i nomi della truffa
Secondo gli inquirenti, i colpevoli svuotavano i conti correnti con tre modalità differenti. Questa attività prende il nome di phishing nel caso di uso della posta elettronica per ingannare gli utenti. Il termine cambia in smishing per i contatti con messaggi telefonici. La variante chiamata vishing invece, avviene con l’uso della voce con le chiamate dirette.
In questo caso, il truffatore interpretava la parte di un dipendente dell’ufficio antifrode della banca. Il malvivente comunicava la presenza di bonifici sospetti sul conto della persona e la invitava a spostare i fondi verso un rapporto bancario considerato sicuro. Questo conto in realtà, era collegato all’organizzazione criminale.
Il furto delle identità con il cambio della SIM
Un altro schema prevedeva la duplicazione della scheda SIM associata ai servizi di home banking. I criminali attivavano una copia del numero di telefono del risparmiatore. Questo passaggio permetteva di ricevere un codice di sicurezza OTP necessario per effettuare ogni operazione. Il gruppo entrava nel profilo bancario e trasferiva il denaro con bonifici istantanei, che non possono essere revocati.
Le misure cautelari della Guardia di Finanza
I finanzieri del Nucleo Speciale Valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento ha colpito due imprenditori attivi nel commercio di automobili tra Italia e Spagna. 21 perquisizioni sono state effettuata tra le province di Napoli, Caserta, Modena e Benevento. Le attività hanno coinvolto i reparti di Isernia e Potenza per la ricerca di prove.
I due sono indagati per autoriciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante di agevolare il clan dei Casalesi. Per gli altri indagati il gip ha ritenuto sussistente un quadro indiziario idoneo a dimostrare che hanno fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, con l’aggravante per 6 tra loro, della finalità di agevolare i Casalesi.









