Savoldi non è stato soltanto un grande attaccante: è stato un simbolo del calcio italiano degli anni Settanta, un’icona pop prima ancora che il termine esistesse. La sua storia è intrecciata con quella di tre città e tre tifoserie che lo hanno amato profondamente: Atalanta, Bologna, Napoli.
Le società in cui ha giocato, i tifosi e gli appassionati di calcio lo ricordano come un campione vero, scevro da polemiche, simbolo di un calcio che non c’è più, ma che continua a vivere nei racconti e nelle emozioni di chi ha vissuto il calcio degli anni Settanta.
L’arrivo a Napoli e il record che fece storia
Con il Napoli ha disputato quattro campionati di Serie A collezionando 118 presenze. Savoldi arrivò a giocare al San Paolo nel 1975 con il Napoli, facendo registrare il record per un trasferimento di un calciatore. Infatti, nell’estate di quell’anno il Napoli del presidente Corrado Ferlaino mise a segno un colpo destinato a entrare nella storia: 1,4 miliardi di lire più contropartite, per un totale stimato di due miliardi. Un record assoluto per l’epoca.
A Napoli arrivò come un re, accolto da una città che sognava in grande. E lui non tradì: 77 gol in quattro stagioni, una Coppa Italia nel 1976, e un ruolo da protagonista negli anni che prepararono il terreno all’era Maradona.
Le caratteristiche tecniche e il legame con il San Paolo
Le caratteristiche tecniche di Savoldi mostrate con il Napoli erano quelle dell’attaccante completo, forte di testa e dotato di un sinistro potente.
A Napoli divenne un idolo, un riferimento tecnico ed emotivo. Il San Paolo lo amava per la sua generosità e per quella capacità di segnare gol “pesanti”, ma rimase il rammarico di non aver centrato il Tricolore.
I successi con il Bologna e la Nazionale
Con il Bologna Savoldi invece vinse 2 Coppe Italia (1970, 1974), 1 Anglo-Italian League Cup (1970), il titolo di capocannoniere della Serie A 1972-73 con 17 gol.
Con la Nazionale azzurra, Savoldi mise a referto 4 presenze, realizzando un gol, su rigore, contro la Grecia nel 1975.
Il ricordo e l’omaggio della sua Bergamo
La sua memoria è stata celebrata con minuto di silenzio in suo onore prima della gara Italia-Irlanda del Nord a Bergamo, sua città d’origine.
Un tributo che conferma quanto il suo nome sia rimasto inciso nella storia del calcio italiano e nel cuore di chi ha vissuto quegli anni.
Domenico Ferraro









