Napoli, sequestro di beni a imprenditore legato alla criminalità organizzata

Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro di prevenzione finalizzato alla confisca di beni, emesso dal Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di un imprenditore classe 1965.

Il provvedimento, di natura cautelare e non definitiva, è stato adottato su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica e del Questore di Napoli.

Le indagini patrimoniali

L’operazione scaturisce da un’articolata attività di accertamento patrimoniale condotta dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli.

Le verifiche hanno evidenziato una sistematica e prolungata accumulazione di ricchezza ritenuta, allo stato degli atti, sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati e riconducibile a dinamiche di matrice criminale.

I collegamenti con la criminalità organizzata

Secondo quanto emerso, l’imprenditore sarebbe indiziato di appartenenza a contesti di criminalità organizzata attivi nei quartieri di Sant’Erasmo e San Giovanni a Teduccio, con interessi economici anche lungo via Nuova Marina e nell’area del Porto di Napoli.

Il soggetto risulterebbe inoltre collegato al clan facente capo alla famiglia Montescuro, organizzazione già diretta dal defunto Carmine Montescuro, attiva nei settori delle estorsioni, dell’usura e negli appalti legati alla riqualificazione della zona orientale della città.

I precedenti giudiziari

L’imprenditore era stato arrestato nell’ottobre 2019 in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli.

Successivamente è stato condannato in primo grado e anche in appello, sebbene con sentenza non definitiva, per partecipazione al clan e per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I beni sequestrati

Il decreto ha colpito un articolato patrimonio accumulato nel tempo, ritenuto nella disponibilità effettiva dell’indagato, anche se in parte intestato a familiari.

Tra i beni sequestrati figurano immobili, tra cui un’abitazione e diverse autorimesse e posti auto situati nel Centro Direzionale di Napoli. Coinvolte anche tre società, di cui una operante nel settore della distribuzione di carburanti e due attive nel commercio di ricambi per auto e motoveicoli.

Il provvedimento riguarda inoltre diversi rapporti finanziari e assicurativi accesi presso istituti bancari e Poste Italiane.