Si allarga il perimetro dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito.
La vicenda, già al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica, entra ora in una fase ancora più delicata: la famiglia, attraverso il proprio legale, si prepara a presentare nuove richieste di risarcimento che riguardano altri tre casi simili.

A darne notizia è l’avvocato Francesco Petruzzi, che parla di istanze complessive per circa 10 milioni di euro, da avanzare in sede di possibile composizione bonaria. I tre casi riguarderebbero altrettanti bambini deceduti negli anni scorsi e seguiti nello stesso contesto clinico. Tra questi, anche una bambina sottoposta a trapianto cardiaco e morta successivamente, oltre a due piccoli pazienti operati in tenerissima età.
Secondo quanto ricostruito dalla difesa, in almeno uno dei casi il decesso sarebbe stato determinato da un’infezione riconducibile a un batterio di origine ospedaliera, elemento che apre interrogativi pesanti sulla gestione clinica e sui protocolli di sicurezza adottati. Tutti i casi citati, inoltre, sarebbero collegati allo stesso ambito sanitario e allo stesso professionista già finito sotto inchiesta per il trapianto di Domenico.
Monaldi: la strategia legale punta a evitare, almeno in prima battuta, un lungo contenzioso giudiziario
La strategia legale punta a evitare, almeno in prima battuta, un lungo contenzioso giudiziario, proponendo una definizione stragiudiziale della vicenda. Una strada che potrebbe accorciare i tempi ma che, allo stesso tempo, presuppone un riconoscimento di responsabilità o comunque una disponibilità concreta al confronto da parte dell’azienda ospedaliera.
Un primo segnale in questa direzione sembra essere arrivato. L’ospedale Monaldi, infatti, ha dato disponibilità a un incontro con i legali della famiglia Caliendo, fissato per l’8 aprile. Un passaggio che potrebbe rappresentare un momento chiave per comprendere se esistono margini per una soluzione condivisa o se la vicenda è destinata a proseguire nelle aule di tribunale.

Sul piano istituzionale, intanto, è stata avviata un’ispezione sanitaria, attivata con poteri rafforzati previsti da una legge regionale. Un’indagine interna che dovrà fare luce su eventuali criticità, responsabilità e, soprattutto, sulle condizioni in cui sono maturati questi episodi.
Altro elemento rilevante riguarda la copertura assicurativa della struttura. Secondo quanto riferito dalla difesa, l’ospedale non sarebbe attualmente coperto da polizza, operando in regime di cosiddetta “autotutela”. Un aspetto che potrebbe avere conseguenze significative in caso di eventuali condanne risarcitorie.
Il caso, dunque, non riguarda più solo una singola tragedia, ma si configura come un dossier complesso, che intreccia responsabilità sanitarie, gestione amministrativa e tutela dei pazienti. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si arriverà a una verità condivisa o se sarà la magistratura a dover scrivere l’ultima parola.







