Giovani attori crescono. Non solo anagraficamente, ma anche e soprattutto professionalmente. È il caso di Francesca Gentile, giovanissima promessa del cinema formatasi nella PM5 Talent di Peppe Mastrocinque che, dopo un piccolo ruolo in “Avemmaria” di Fortunato Cerlino, si sta facendo strada nel mondo del cinema. La ritroviamo infatti nel cast di “Malavia”, film scritto da Nunzia De Stefano e Giorgio Caruso, diretto dalla stessa De Stefano e prodotto da Matteo Garrone con Archimede e Rai Cinema. La pellicola, arrivata nelle sale lo scorso 26 marzo, segna un punto di svolta per la carriera di Francesca. L’abbiamo incontrata per farci raccontare questa esperienza.
Hai dichiarato di ritrovarti molto in Cira, il personaggio che interpreti. In cosa, invece, senti di essere diversa da lei e in cosa vorresti assomigliarle?
«Sono diversa da Cira soprattutto nel modo di reagire: lei è molto istintiva, mentre io tendo a pensare tanto prima di agire o dire qualcosa. Mi piacerebbe assomigliarle proprio in questo: nella sua spontaneità e nella capacità di vivere le situazioni “di pancia”, senza lasciarsi bloccare troppo dai pensieri».
Nel film interpreti una ragazza che vive la sua adolescenza tra dubbi e accettazione. Com’è, invece, la tua quotidianità fuori dal set?
«La mia adolescenza è simile a quella di tanti ragazzi: fatta di prime esperienze, insicurezze e momenti in cui cerco di capire chi sono e cosa vorrei fare in futuro. Non è sempre facile; ci sono momenti difficili che però ti formano e ti aiutano a conoscerti meglio. Ovviamente ci sono anche i traguardi e le amicizie, che rendono tutto più speciale».
Lavorare in una produzione di Matteo Garrone diretta da Nunzia De Stefano ti ha portata in un una dimensione di più ampio respiro. Come vivi questa responsabilità e come è stato lavorare con loro?
«È stata una grandissima opportunità. All’inizio ero emozionata, ma sul set mi sono sentita subito a mio agio grazie a una troupe gentilissima. Con Nunzia c’è stata una sintonia immediata: ci capivamo con uno sguardo. Una cosa bellissima che mi ha detto è stata: “Non hai bisogno di parlare tanto, hai questi”, riferendosi ai miei occhi. È un complimento che porterò sempre con me».
Nel film fai parte di un trio di amici. Come si è creato il legame con gli altri giovani attori?
«È venuto tutto naturale. Con Junior e Mattia ci siamo trovati bene da subito. Junior lo conoscevo già dal set di Uonderbois, mentre Mattia ha un carattere così aperto e simpatico che ha reso tutto più facile e divertente. Non abbiamo avuto bisogno di “preparare” il rapporto: la sintonia che si vede sullo schermo è reale».
Questa è la tua seconda volta su un set cinematografico dopo l’esperienza di “Avemmaria” di Fortunato Cerlino. Quanto sei cresciuta professionalmente rispetto all’altra volta? L’idea di essere tra i protagonisti ti ha più spaventata o incoraggiata?
«Rispetto a Ave Maria, dove avevo un ruolo più piccolo e quindi un po’ più semplice, qui sono stata messa molto più in gioco essendo tra i protagonisti. All’inizio ero molto emozionata però quando ho iniziato a capire davvero cosa avrei fatto, mi sono chiesta se fossi davvero all’altezza. Ma poi ho scoperto che mi piaceva mettermi alla prova, affrontare le sfide e dare il meglio di me stessa, e questa esperienza mi ha fatto crescere molto come attrice e mi ha fatto capire meglio come gestire le emozioni».
Guardando al futuro: con quale regista ti piacerebbe lavorare e a chi ti ispiri?
«Adoro il genere comico, quindi mi piacerebbe molto lavorare con Vincenzo Salemme o Christian De Sica. Non ho un modello unico a cui ispirarmi, preferisco osservare come i grandi attori si esprimono nei film per rubare spunti e idee. Fondamentali sono stati anche gli insegnamenti dell’Accademia PM5 Talent, che mi hanno dato le basi per migliorare costantemente il mio approccio alla recitazione».
Simona Buonaura









