Un presunto sistema organizzato di compravendita di voti, con tariffe precise e “pacchetti” di elettori reclutati in cambio di denaro e promesse.
È questo il quadro che emerge dal decreto di citazione diretta a giudizio notificato dai Carabinieri della Compagnia di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di dieci persone.

Secondo l’impianto accusatorio, i fatti risalgono al giugno 2022, in occasione delle elezioni amministrative nella città di Nola. Agli imputati viene contestato di aver offerto denaro per orientare il voto in favore di candidati poi risultati eletti, ma anche di aver ricevuto soldi in cambio della propria preferenza elettorale.
L’indagine nasce da una denuncia-querela presentata da due cittadini, che hanno portato all’attenzione degli inquirenti un presunto meccanismo strutturato di compravendita di voti. Le successive attività investigative, coordinate dalla Procura e supportate dalle testimonianze raccolte, avrebbero consentito di delineare un sistema basato su compensi economici e promesse di vantaggi futuri.
I cosiddetti “procacciatori di voti” avrebbero percepito duemila euro per ogni cento persone reclutate
Dalle dichiarazioni acquisite emergerebbe che alcuni elettori avrebbero ricevuto somme di denaro in cambio del voto, ma anche rassicurazioni su possibili benefici, poi rimasti in molti casi disattesi. Proprio il mancato mantenimento di queste promesse avrebbe contribuito ad alimentare il malcontento e spinto alcuni soggetti a rivolgersi ai Carabinieri.
Il dato più rilevante riguarda però la presunta organizzazione della raccolta del consenso. Secondo quanto documentato, i cosiddetti “procacciatori di voti” avrebbero percepito 2.000 euro per ogni 100 persone reclutate, con la possibilità di ottenere ulteriori 1.000 euro come premio in caso di esito favorevole delle consultazioni elettorali. Non solo denaro: tra i possibili “benefit” sarebbero stati prospettati anche posti di lavoro o interventi per evitare sfratti esecutivi.

Le somme offerte direttamente agli elettori, invece, oscillerebbero tra i 60 e i 150 euro per voto, secondo quanto emerso dagli atti. Un tariffario che, se confermato in sede processuale, delineerebbe un sistema radicato e non occasionale.
Sul piano giuridico, agli imputati viene contestata la violazione della normativa elettorale prevista dal D.P.R. 361 del 1957, con l’accusa di corruzione elettorale. La Procura ritiene che gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere una “ragionevole previsione di condanna”, anche se il procedimento è ancora nella fase di primo grado.








