Il panorama della letteratura d’investigazione italiana celebra un nuovo, prestigioso traguardo. Mercoledì 25 marzo, nella cornice dell’Hotel Santin, l’Associazione Culturale PordeNoir ha conferito ufficialmente il premio per la “Miglior Serie Noir” a Giovanni Taranto. Il riconoscimento giunge a suggellare il successo straordinario della saga dedicata alle indagini del Capitano Mariani, un’opera capace di coniugare il rigore della cronaca giudiziaria con una narrazione cruda e profondamente umana.
Un successo travolgente: l’ascesa de “La chianca”
Il premio corona un percorso d’eccellenza iniziato con “La fiamma spezzata” (2021) e proseguito con “Requiem sull’ottava nota” (vincitore del Premio Mistery a Napoli) e “Mala fede”. Tuttavia, è con l’ultimo capitolo, “La chianca” (Avagliano Editore), che Taranto raggiunge una nuova maturità espressiva.
Definito da Cecilia Scerbanenco come un «coro da tragedia greca nelle strade di Napoli e del Vesuviano», il romanzo trascina il lettore in un inferno contemporaneo: la tratta delle donne gestita dalla sinergia tra camorra e mala dell’Est. Il titolo stesso, evocativo e brutale, richiama la “macelleria” di esistenze e speranze in cui giovani vittime, reclutate con l’inganno, vengono vendute e violate nel corpo e nell’anima.
Il rigore del giornalista, la penna dello scrittore
Il valore della serie risiede nella capacità di Taranto — giornalista investigativo di lungo corso e già direttore di Metropolis TV — di attingere alla “vita vera”. Le indagini del Capitano Mariani si muovono tra gli appalti miliardari per la depurazione del Golfo e la caccia a un killer spietato che sgozza giovani prostitute.
La forza del racconto risiede anche nel realismo linguistico: un amalgama di parlate romane, napoletane e burocratiche che conferiscono autenticità a un’opera che apre la seconda trilogia di una serie già presente nelle biblioteche di Harvard e Princeton e lodata in Senato, dal CSM e dalla delegazione italiana all’Onu.
La serata di premiazione e il tour istituzionale
L’evento di Pordenone, moderato con sensibilità dall’avvocata Piera Tartara, ha visto la partecipazione delle massime cariche cittadine, a testimonianza dell’alto valore civile dell’opera. Tra i presenti Emilio Badanai Scalzotto, Assessore al Commercio di Pordenone; Alessandro Pazzaglia, Presidente di PordeNoir, con il direttivo composto da Francesca Fadalti, Maurizio Pertegato e Silvia Saitta; Franca Benvenuti e Giovanna Santin per la Fondazione Giovanni Santin.
Impegno civile e memoria: il legame con Giancarlo Siani
La trasferta friulana di Taranto non è stata solo letteraria. In mattinata, presso l’Ordine dei Giornalisti di Trieste, l’autore ha tenuto un seminario sui rischi del giornalismo investigativo, con un commosso ricordo di Giancarlo Siani, di cui Taranto fu amico e collega. All’incontro è intervenuto in video anche Paolo Siani, rafforzando il legame tra la narrativa noir di Taranto e la lotta per la legalità che l’autore persegue anche come vicepresidente della Commissione legalità dell’OdG Campania.
Il tour ha toccato anche Udine, con un dialogo gremito tra l’autore e Cecilia Scerbanenco, e Trieste, dove il dibattito è stato approfondito con Pietro Spirito e Pierluigi Sabatti.
Giovanni Taranto, Grand Master internazionale di arti marziali, cintura nera 8° Dan di Taekwondo e 5° Dan di Hapkido, conferma con questo premio il suo ruolo di punta nel “crime” italiano. Già presidente dell’Osservatorio per la legalità di Torre Annunziata, utilizza la sua profonda conoscenza delle dinamiche criminali per offrire una narrazione che, pur nell’orrore della “chianca”, non rinuncia mai a cercare giustizia e umanità.









