I medici campani scendono in piazza contro il progetto di legge di Forza Italia che riscrive la modalità di lavoro dei medici di famiglia. Un pomeriggio di fuoco è atteso oggi pomeriggio, venerdì 10 aprile, a Napoli, dove avrà luogo un sit-in di protesta proprio mentre si terrà un convegno di Forza Italia sulla medicina del territorio.
L’appuntamento a via Verdi alle 15.45
La manifestazione è organizzata dal Sindacato Medici Italiani della Campania e avrà inizio alle ore 15.45 in via Verdi. Secondo i sanitari, il progetto di legge che vede primo firmatario il vicesegretario nazionale e deputato degli azzurri Stefano Benigni, insieme con i colleghi Ugo Cappellacci, Annarita Patriarca e Isabella De Monte (tutti di Forza Italia), mette a rischio l’assistenza e la cura dei pazienti.
Cosa prevede la legge Benigni
L’iniziativa prevede vento ore di attività in studio alla settimana, più diciotto da settimana nelle Case di Comunità. “Non comprendiamo come si possa sostenere che le attività degli studi dei medici di medicina generale si possano racchiudere alle venti ore a settimana, più diciotto da rendere nelle Case di Comunità e nelle strutture dell’Asl, senza tener conto di tutto il lavoro di back office che esiste dietro l’apertura degli studi e dell’impegno legato all’assistenza domiciliare”, ha sottolineato Giovanni Senese, segretario generale SMI Campania.
L’allarme di Senese (SMI): “Un rapporto ibrido e lesivo per i pazienti”
“Chi lavora nel settore conosce molto bene che l’attività dei medici di famiglia raggiunge già oggi quaranta, cinquanta ore a settimana”. Per i medici si tratta dunque di una proposta “che instaura, in modo mascherato, un rapporto di lavoro di dipendenza per i medici di famiglia, ma privo delle opportune tutele”. Ad esempio, il riconoscimento della maternità, dell’infortunio sul lavoro e delle ferie. Ma anche “dello status previsto dalla dipendenza, concretizzando un rapporto di lavoro ibrido”.
I rischi denunciati dai medici
SMI Campania boccia “senza appello” la proposta di legge Benigni, giudicandola “altamente lesiva per i medici e per i pazienti, in quanto tende a distruggere il rapporto medico-paziente. Ci sembra chiaro che chi l’abbia scritta non conosca né l’attività del medico, né quel rapporto che lo lega al proprio assistito. È una proposta irricevibile perché non contiene alcuna tutela ed espone i medici ad un sicuro bornout, disincentivando i giovani medici ad intraprendere la professione”.
Una consultazione nazionale per rispondere alla politica
A fine marzo i medici hanno avviato una consultazione pubblica a livello nazionale sulla tipologia di contratto che oggi i medici di famiglia vorrebbero. Migliaia di risposte sono già arrivate. “Pensiamo che la politica debba ascoltare chi è impegnato nella medicina del territorio, se si vuole porre un argine dall’esodo della professione e voler evitare che milioni di italiani rimangano senza medico”.
Il sit-in sarà trasmesso in diretta social sui canali dello SMI: “Non permetteremo che si distrugga lo stato sociale, privando i cittadini del loro medico di famiglia”.









