Notte di sangue a Napoli, ma il giallo si trasforma in un caso sempre più inquietante. L’uomo ferito da cinque colpi di pistola e arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli non è un cittadino qualunque: si tratta di Vincenzo Lo Russo, 33 anni, già noto alle forze dell’ordine e figlio del boss Domenico Lo Russo. Un dettaglio che cambia radicalmente il quadro investigativo e apre a scenari ben diversi rispetto al racconto iniziale.
Identità e precedenti: il nome che pesa
Il ferito, colpito al braccio sinistro, alle gambe e alla parte bassa della schiena, non è in pericolo di vita ma resta ricoverato in attesa di intervento chirurgico. Il suo nome, però, è tutt’altro che marginale nel contesto criminale dell’area nord di Napoli.
Vincenzo Lo Russo era già finito al centro di importanti inchieste giudiziarie. Nel giugno 2016 era stato arrestato insieme ad altre 23 persone nell’ambito di un’operazione contro il clan dei “Capitoni” di Miano. Successivamente, nell’ottobre 2020, era stato nuovamente catturato a Scalea per l’esecuzione di una condanna a nove anni per estorsione.
Un profilo che, per gli investigatori, rende difficile sostenere la tesi di un episodio casuale.
Il racconto della rapina e i dubbi degli investigatori
Nelle prime ore dopo il ferimento, il 33enne avrebbe raccontato di essere stato vittima di un tentativo di rapina nel quartiere Marianella. Una versione che, fin da subito, ha mostrato diverse criticità.
I carabinieri hanno effettuato un sopralluogo nella zona indicata, ma senza riscontri concreti. Nessuna traccia evidente dell’episodio, nessun elemento che confermi una dinamica compatibile con una rapina finita nel sangue.
A rafforzare i dubbi è soprattutto la modalità dell’azione: cinque colpi di pistola esplosi contro un singolo bersaglio. Un dettaglio che gli investigatori ritengono incompatibile con un tentativo di rapina improvvisato.
L’ipotesi dell’agguato e i venti di faida
Alla luce degli elementi raccolti, prende sempre più corpo la pista di un agguato mirato, maturato in un contesto criminale. Gli inquirenti stanno valutando in particolare l’ipotesi di un regolamento di conti legato alla camorra.
Il ferimento di Lo Russo si inserisce in un clima già teso. Negli ultimi giorni, infatti, episodi di violenza si sono registrati tra Secondigliano, Scampia e Miano, alimentando il timore di una nuova escalation.
Secondo gli investigatori, “venti di faida” starebbero tornando a soffiare con forza nell’area nord della città, trasformando interi quartieri in una possibile polveriera criminale.
Le indagini in corso
Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’agguato. Al centro degli accertamenti:
- la ricostruzione degli spostamenti del 33enne nelle ore precedenti il ferimento
- l’analisi di eventuali immagini di videosorveglianza
- i contatti e le frequentazioni recenti della vittima
Resta da chiarire dove sia avvenuto realmente il ferimento e chi abbia aperto il fuoco. La versione fornita inizialmente dal 33enne è ora considerata non attendibile, mentre gli investigatori continuano a lavorare su piste alternative legate alla criminalità organizzata.








