Endometriosi, la Campania tra le regioni virtuose: il rapporto Gimbe 2026

Tra reti cliniche attive e incertezze normative: la situazione di una patologia che colpisce il 10% delle donne.

La Campania rientra tra le regioni virtuose che dispongono di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali e reti cliniche attive nel trattamento dell’endometriosi. Una malattia che colpisce le donne e che in molti casi può diventare invalidante, ma che in Italia viene ancora sottovalutata.

Il dato arriva dall’ultimo rapporto Gimbe aggiornato a marzo 2026, che conferma un quadro frammentato nel nostro Paese. Oltre alla Campania, nella lista delle regioni virtuose figurano l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia, la Sardegna e la Sicilia, mentre in molte altre risultano parziali o assenti sia i PDA sia le reti cliniche attive nel trattamento dell’endometriosi.

Un quadro eterogeneo: ritardi diagnostici e impatto sociale

Negli ultimi anni diverse regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici, tra cui la Sicilia, la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Puglia, il Veneto, la Sardegna e la Valle d’Aosta. Ma ma queste iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. “Il quadro è molto eterogeneo”, spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturate e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”. 

L’endometriosi oggi colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva in tutto il mondo ed ha conseguenze sulla qualità della vita, la fertilità e la partecipazione sociale. I dati ospedalieri in Italia indicano un’incidenza di 0,76 casi per mille donne tra i 15 e i 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi all’anno. Nonostante questo, questa patologia “rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato, perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”. E questi stessi numeri appena citati sono una sottostima, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, cioè le forme più gravi.

Riconoscimento normativo e il nodo delle esenzioni Lea

L’endometriosi è stata inclusa tra le malattie croniche nel nuovo Piano Nazionale della Cronicità 2024-2025 approvato in Conferenza Stato-Regioni. “Si tratta di un riconoscimento importante – spiega ancora Cartabellotta – Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”. 

Negli stati più avanzata, cioè il III e il IV, l’endometriosi è stata inserita tra le malattie croniche esenti nel Dpcm sui Lea del 2017. L’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe.

Tutela a “geometria variabile”: le iniziative regionali

Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. “Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore“.

Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia.

Verso modelli operativi concreti per la salute delle donne

Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela “a geometria variabile”: il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni“. Per ridurre le disuguaglianze è necessario creare teti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale ed ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.

Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, spiega che questi dati “evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti”. Un “approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull’endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte”. 

Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico“, conclude Cartabellotta.

Condividi
PrecedenteSchiaffi al segretario comunale: il consigliere Malafronte nella bufera dopo l’aggressione choc a Pompei
SuccessivoVannacci “conquista” la Campania: quasi 30mila iscritti e un tour tra Napoli e Salerno
IGV News
Il giornale “il Gazzettino vesuviano”, fondato nel 1971 da Pasquale Cirillo e attualmente diretto da Gennaro Cirillo, si interessa principalmente delle tematiche legate al territorio vesuviano e campano; dalla politica locale e regionale, a quella cultura che fonda le proprie radici nelle tradizioni ed è alla base delle tante associazioni e realtà che operano sul territorio. Siamo impegnati a garantire la massima qualità e la massima integrità nel nostro lavoro giornalistico. Ci impegniamo a mantenere alti standard etici e professionali, evitando qualsiasi conflitto di interesse che possa compromettere la nostra indipendenza e la nostra imparzialità. Il nostro obiettivo è quello di fornire ai nostri lettori notizie e informazioni affidabili su una vasta gamma di argomenti, dalle notizie di attualità ai reportage approfonditi, dalle recensioni ai commenti e alle opinioni. Siamo aperti a suggerimenti e proposte dai nostri lettori, e ci impegniamo a mantenere un dialogo aperto e costruttivo con la nostra community.