Tra pochi anni festeggio i miei primi 70 anni vissuti col mio, nostro Savoia, ma devo dirlo qui sopra: non mi era mai capitato di commuovermi al Giraud, addirittura dopo una vittoria eclatante contro una grande squadra. Ma è successo.
Dopo la gara sono andato giù alla curva per il solito Bianchi alè, e lì ho trovato un cuore diviso in migliaia di parti. Il muro stavolta era tutto bianco e le migliaia di tifosi presenti ora avevano solo il desiderio di ritrovare chi non se ne era andato via… Salvatore Bottazzo.
La mia meraviglia era vedere tra i calciatori, la famiglia di questo ragazzo di vent’anni. Vedere il padre, la madre e altri familiari è stata la cosa più bella che ho potuto avere, più forte del naturale dolore c’era la voglia di stare lì dove il figlio amava essere e ciò ha fatto capire a tanti quanto sia grande la passione per il Savoia e la città di Torre Annunziata.
Ciò che manca in questa terra, lo sta facendo la squadra, la società ed il gruppo degli ultras, una forza che supera di gran lunga ogni cosa e persino la morte viene affrontata con rispetto ed amore per chi le va incontro.
Giuro che a sentire le voci commosse dei coriferi, all’improvviso, il mio volto s’è rigato di fresche e dolci gocce… ed io che pensavo che ciò non mi sarebbe mai successo, mi sono affidato, guardando i suoi genitori e mentalmente li ho ringraziati per aver saputo crescere un virgulto tanto prezioso da meritare abbracci ed applausi dai suoi mille e mille amici… CIAO SENTINELLA BOTTAZZO. E mò bona jurnata
Ernesto Limito









