Il Comicon 2026 si conclude oggi dopo la sua quarta giornata. Una fiera che dimostra ancora quanto sia capace di attrarre persone da dentro e fuori la regione, di spostare gli equilibri di una città movimentata come Napoli e di muovere capitali da capogiro. Dietro questi stemmi sul petto cosa resta però?
Qualcuno ha dimenticato il sale
Il Comicon ha, purtroppo, dopo anni dimenticato dove ha messo il cuore. Durante questi giorni di fiera abbiamo potuto vedere grandi eventi e grandi nomi circondati dal freddo glaciale del tornaconto economico evidente e sfacciato. Gli standisti più grandi vendono tutto a prezzo di listino (se non con un rincaro) e schiacciano chi, invece, prova a far vedere il suo prodotto che, solo perché non dietreggiato da un marchio famoso, fatica a essere anche solo notato. Le aree sono vastissime, e ciò è chiaramente un pro, ma senza punti di interesse si finisce per fare e rifare avanti e indietro da un punto all’altro e quel vantaggio dello spazio diventa un peso insostenibile. I grandi eventi del pomeriggio e della sera sono adagiati su mattine completamente vuote di attrattiva. Noi amiamo il Comicon e la nostra intenzione non è distruggerlo. Noi vogliamo vederlo tornare ai fasti di un tempo, quando il cuore era visibile a tutti e se ti fermavi un secondo sapevi di starti perdendo qualcosa di incredibile. Ciò che vogliamo in sintesi è: meno Lucca Comics e più Gigacon, meno spettacolarizzazione forzata a scapito dell’amore per ciò che si sta facendo.
Le persone fanno la differenza
Oggi più che mai è evidente che non è la fiera a renderla memorabile ma le persone che la frequentano. Mai come quest’anno abbiamo visto tanto talento, passione e unione che ci ha resi orgogliosi. Tutte le community, dalla prima all’ultima, hanno reso questo Comicon un’esperienza unica. Dai cosplayer, punte di diamante dei nostri articoli, che rendono anche solo il camminare in giro un’esperienza unica; ai fan che dimostrano con spille, magliette o anche solo acquisti, amore per i brand che seguono; agli standisti stessi che, chi più chi meno, mostrano umanità e conoscenza del loro prodotto e sanno dare la giusta guida a chi si trova di fronte loro. Se il Comicon fosse solo questo noi non potremmo muovere alcuna critica. Le persone che vanno alla fiera sono incredibili e ci riempiono di gioia nell’essere parte di questo mondo.
Quando, però, una fiera promette di fare da tramite per queste persone e di aggiungere qualcosa ad un prezzo (che negli anni ha avuto un aumento evidente) noi pretendiamo che queste aggiunte siano non solo visibili ma di qualità. Perché la fiera non esiste se nessuno ci va. E mi dispiace dire che noi ad oggi non andremmo al Comicon se non fosse per respirare la stessa aria di tutte le persone, dallo staff ai visitatori, che ne fanno parte.
Conclusioni
Noi amiamo questa fiera. Amiamo le sue premesse e le sue promesse. Ed è per questo che la nostra delusione non può essere nascosta quando l’unico motivo che sentiamo la mattina per andare è il lavoro e la community. Da una fiera che organizza eventi di indescrivibile valore come la Cosplay Challenge di oggi, che abbiamo visto ma che abbiamo volontariamente scelto di non approfondire in quanto sarebbe superfluo descrivere il talento di tutte le persone coinvolte, noi ci aspettiamo più di quello che ci è stato dato quest’anno. Speriamo che questo articolo sia visto non come una distruzione ma come un incoraggiamento a migliorare una formula che, certamente, funziona per sopravvivere ma che non sappiamo per quanto tempo ancora potrà mantenere in vita quel cuore espiantato.
Cosplay del giorno
Concludiamo anche quest’ultima giornata con i cosplay che più ci hanno colpiti
Pasquale Cirillo
Sarah Riera









