Francesco Tamarisco è stato assolto dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino. La decisione è arrivata dalla Corte di Assise di Appello di Napoli, al termine di un nuovo processo disposto dalla Cassazione.

La nuova sentenza cambia quanto deciso in passato e riapre dubbi e domande su uno dei casi più importanti nella lotta alla criminalità nell’area oplontina.

Si chiude così un lungo percorso nei tribunali, in cui nei vari gradi di giudizio erano state prese decisioni diverse.

Le prove e le valutazioni dei giudici

La decisione nasce dal fatto che gli elementi raccolti non sono bastati a dimostrare con certezza la responsabilità dell’imputato. I giudici hanno evidenziato soprattutto la debolezza delle prove costruite nel tempo, basate in gran parte sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

Tra questi, un ruolo centrale lo ha avuto l’ex pentito Pietro Izzo. In un primo momento era considerato un testimone fondamentale, perché aveva indicato Tamarisco come mandante dell’omicidio, raccontando fatti e dettagli ritenuti importanti dagli investigatori.

Le dichiarazioni di Pietro Izzo

Ha inciso quindi sulla valutazione complessiva dell’attendibilità del collaboratore il fatto che, nel tempo, le sue dichiarazioni siano cambiate più volte.

Si è passati infatti da accuse dirette a parziali ritrattazioni, fino alla decisione di interrompere la collaborazione con la giustizia.

Durante il processo, la difesa ha sottolineato che molte delle informazioni fornite non derivavano da conoscenza diretta, ma erano riferite da altri. Un aspetto che, insieme alle varie incongruenze emerse, ha indebolito il quadro accusatorio.

Non è bastata a rafforzare le accuse nemmeno la lettera inviata da Izzo al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, in cui spiegava di aver smesso di collaborare per minacce ricevute in carcere, confermando però le sue precedenti dichiarazioni.

Il nuovo processo dopo la Cassazione

Il processo è arrivato a questa nuova fase dopo che la Cassazione aveva annullato la precedente condanna all’ergastolo, disponendo un nuovo esame del caso.

I giudici di legittimità avevano infatti chiesto una rivalutazione complessiva delle prove, segnalando alcune criticità nel quadro accusatorio.

La Corte ha quindi concluso che gli elementi raccolti non erano sufficienti a riempire le lacune evidenziate.

La posizione di Alfredo Gallo e il delitto

Alfredo Gallo resta definitivamente condannato come autore materiale dell’omicidio. È stato ritenuto responsabile di aver sparato i colpi che il 26 marzo 2004 uccisero Matilde Sorrentino davanti alla sua abitazione.

La vittima, conosciuta come “mamma coraggio”, era diventata un punto di riferimento per aver denunciato un presunto giro di abusi su minori nel rione Poverelli di Torre Annunziata.

Con l’assoluzione di Tamarisco, però, sul piano giudiziario non viene più identificato un mandante del delitto. Un elemento che lascia aperti interrogativi su un caso che per anni è stato interpretato come legato agli equilibri della criminalità locale.

Possibili sviluppi e attesa delle motivazioni

Il ricorso in Cassazione è ancora possibile. La vicenda continua a pesare sulla memoria collettiva e sul rapporto tra giustizia e territorio.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane. Si tratta di una decisione che farà discutere, sia a livello giudiziario che sociale, perché la ricerca della verità resta ancora aperta.

Lucia Pia Mandara