USMIA Esercito: “Il servizio di La7 non regge ai dati. Sui militari una rappresentazione distorta”

Replica dura di USMIA Esercito al servizio televisivo: contestata una rappresentazione ritenuta distorta del personale militare, con dati ufficiali a supporto e richiamo alle reali condizioni di servizio e ai sacrifici quotidiani.

Una presa di posizione netta, articolata e supportata da dati ufficiali. È quella espressa da USMIA Esercito, che interviene pubblicamente per contestare i contenuti di un servizio televisivo ritenuto fuorviante, chiarendo numeri, condizioni reali e quadro normativo che regolano la vita e il lavoro del personale militare. Di seguito il testo della nota stampa:

USMIA Esercito esprime ferma e profonda indignazione per il servizio andato in onda su La7 nel corso della trasmissione Piazza Pulita, dal titolo “Il paradiso dei generali italiani”. Il servizio propone una rappresentazione parziale, semplificata e non aderente alla realtà del personale militare, contribuendo ad alimentare nell’opinione pubblica una percezione distorta del comparto, impropriamente descritto come un sistema di privilegi.

Una narrazione che non solo non condividiamo, ma che respingiamo con fermezza perché non regge a una verifica basata sui dati. I dati, infatti, raccontano una realtà opposta.

Circa il 55 per cento dei fruitori delle basi logistico-addestrative appartiene al ruolo dei Graduati e il 26 per cento ai Sottufficiali. Gli Ufficiali rappresentano complessivamente circa il 13 per cento, mentre la quota riferita agli Ufficiali Generali e ai Colonnelli si attesta all’1,74 per cento del totale.

Numeri chiari, oggettivi e verificabili, che da soli sono sufficienti a smentire la tesi del servizio.

Non esiste alcuna élite che beneficia di tali strutture. Esiste, invece, un sistema utilizzato in larga parte dalla componente più ampia del personale.

Questa è la realtà. Non quella raccontata.

Le Forze Armate non sono un sistema di privilegi. Sono un comparto segnato da criticità strutturali rilevanti: carenza di organico, crisi vocazionale, età media elevata, mobilità forzata, impieghi operativi continuativi e trattamenti economici non adeguati alle responsabilità.

A ciò si aggiungono i sacrifici concreti e quotidiani che caratterizzano la vita del personale: lunghi periodi lontano dalla famiglia, trasferimenti frequenti, impossibilità di garantire stabilità alla vita familiare, rinunce personali che incidono profondamente sulla qualità della vita. Questa dimensione, nel servizio, semplicemente non viene rappresentata.

La specificità del ruolo delle Forze Armate comporta obblighi stringenti, limitazioni personali normativamente previste, requisiti elevati di efficienza operativa e impieghi spesso usuranti.

È proprio per compensare queste limitazioni che il legislatore ha previsto gli Organismi di Protezione Sociale (O.P.S.). In questo quadro si inseriscono le basi logistico-addestrative, i circoli, le foresterie e le strutture assistenziali.

Non sono privilegi. Sono strumenti di compensazione previsti dalla legge.

Anche il tema pensionistico è stato rappresentato in modo distorto. Il personale militare cessa dal servizio intorno ai 60 anni per limiti ordinamentali con circa 42 anni di contributi, considerando che il militare si arruola intorno ai 18 anni. Nel sistema contributivo, ciò comporta una penalizzazione fino al 35 per cento dell’assegno pensionistico.

USMIA Esercito non contesta il diritto di cronaca, ma respinge una rappresentazione che non supera una verifica basata sui dati ufficiali.

I militari non devono essere utilizzati nei dibattiti politici né trasformati in strumenti di propaganda. Le Forze Armate devono restare al servizio esclusivo dello Stato e dei cittadini, nel rispetto dei principi di neutralità, equilibrio istituzionale e responsabilità. Strumentalizzare la condizione del personale militare per alimentare polemiche o narrazioni distorte significa mancare di rispetto a donne e uomini che ogni giorno servono la Nazione con sacrificio e senso del dovere. Serve invece un confronto serio, fondato sui fatti e orientato alla tutela concreta del personale”, afferma, Leonardo Nitti, Segretario Generale USMIA Esercito.

Criticare è legittimo. Distorsione e semplificazione no.