Torre Annunziata, giù il fortino del clan Gionta. L’affondo di Fragliasso: “Ancora troppe ombre nell’amministrazione comunale”

Dopo dieci anni di attesa, cadono le mura del "Fortapàsc" vesuviano per far posto a un parco e a una piazza. Ma dietro la celebrazione istituzionale resta l'allarme della Procura: "Ci vogliono meno cerimonie e più azioni concrete”.

Al via la demolizione di Palazzo Fienga alla presenza dei ministri Salvini e Piantedosi. Il procuratore di Torre Annunziata Fragliasso alla cerimonia: “Ancora troppe contiguità con la camorra nell’amministrazione”.

Alle 12 in punto di martedì 5 maggio le ruspe entrano in azione in via Castello, per radere al suolo Palazzo Fienga, la storica roccaforte del clan Gionta che per decenni ha rappresentato il simbolo del potere criminale a Torre Annunziata. Alla cerimonia di inizio lavori, che segna la fine di un’attesa durata oltre dieci anni, hanno partecipato il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e i vertici delle istituzioni locali e della Commissione Antimafia.

Le dure parole del procuratore Nunzio Fragliasso

Non è affatto il giorno della svolta per il procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso, che ha usato parole durissime nel corso della cerimonia per la demolizione dello storico fortino del clan Gionta. “Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale“.

Servono meno “cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche – ha sottolineato – solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina“.

Con il commissariamento del Comune mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e dell’amministrazione comunale. Sto ancora aspettando questo segnale”. 

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Una piazza per Giancarlo Siani

Anche il Procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo ha sollevato una riflessione critica sulla futura destinazione dell’area, dove sorgerà una piazza nell’ambito di un progetto di riqualificazione da 12 milioni di euro. Melillo ha contestato la denominazione provvisoria di “Piazza della Legalità“.

Mi sembra piuttosto strano che la legalità possa essere delimitata in una piazza: suggerirei il nome piazza Giancarlo Siani. La vicenda processuale legata al delitto Siani va ancora approfondita perché non tutta la verità è stata portata alla luce, ma quella accertata riporta che Siani ha svolto un ruolo fondamentale e merita che la piazza che sorgerà in questo luogo sia dedicata a lui“.

Piantedosi: “Questo luogo da posto opprimente a piazza aperta”

D’accordo con Melillo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Oggi qui viene raso al suolo quello che è stato per troppo tempo il luogo della presenza pervasiva e sanguinaria della camorra. Questo luogo, da posto opprimente, diventerà una piazza aperta che mi auguro possa essere intitolata a Giancarlo Siani, il cui sacrificio è stato simbolico”. 

Salvini: “Le mafie si sconfiggono solo con l’unità politica”

La lotta alle mafie si vince solo se c’è unità da parte di tutti e non se c’è polemica politica. È giusto e sano che la politica si divida su tanti fronti, ma ci sono alcuni temi su cui sarebbe sano che la politica fosse unita“. Così il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

L’emozione di Paolo Siani

Presente alla demolizione anche Paolo Siani, fratello del giornalista ucciso dalla camorra nel 1985. Siani ha mostrato ai cronisti gli articoli scritti da Giancarlo quando aveva solo 23 anni, in cui si denunciava proprio la gestione di quel palazzo da 200 vani.

Sono molto emozionato perché attraverso i miei occhi vorrei che Giancarlo lo vedesse”, ha dichiarato Paolo Siani. “Oggi va giù un sito, non la camorra. Va giù un simbolo ma la lotta deve essere ancora più importante. La scommessa è convincere i mafiosi a non essere mafiosi“.

Il progetto di rinascita

Lo sgombero dell’edificio risale al 2015, ma solo oggi si è giunti all’abbattimento di quello che Libera definisce “cemento criminale”. Al posto del fortino sorgeranno un parco urbano e uno spazio pubblico. Secondo l’associazione Libera, dalle macerie di Palazzo Fienga deve generarsi “una nuova primavera”, restituendo alla comunità uno spazio verde per l’infanzia dei cosiddetti “muschilli” e un luogo di memoria viva per le vittime innocenti della violenza mafiosa.

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IGV News
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