Presentata ad Avellino la relazione annuale 2025: oltre 2.300 detenuti in più rispetto ai posti disponibili. Sos per la carenza di agenti e l’emergenza tossicodipendenza.
Il sistema carcerario della Campania è al collasso. È questo il verdetto senza appello emesso dal Garante regionale delle persone detenute, Samuele Ciambriello, durante la presentazione della relazione annuale 2025 tenutasi oggi ad Avellino. I numeri descrivono una realtà drammatica dove il diritto alla dignità umana fatica a trovare spazio tra le mura degli istituti penitenziari.
Il peso del sovraffollamento
Il dato più allarmante riguarda il divario tra popolazione detenuta e capienza delle strutture. In tutta la Campania si contano 7.807 detenuti a fronte di soli 5.500 posti regolamentari. La situazione non migliora guardando alla provincia di Avellino: nelle tre case circondariali irpine sono stipate 1.100 persone, nonostante la disponibilità sia di appena 830 posti.
A rendere ancora più difficile la gestione della vita carceraria è la cronica carenza di organico della Polizia Penitenziaria: sono 3.706 gli agenti attualmente in servizio, ma ne mancherebbero all’appello almeno altri 200 per garantire standard di sicurezza e operatività minimi.
Tossicodipendenza e salute mentale
Un capitolo specifico della relazione è dedicato ai detenuti affetti da dipendenze. Solo tra le carceri di Avellino e Ariano Irpino si contano 239 detenuti tossicodipendenti. Per queste persone, il Garante chiede da tempo il trasferimento in strutture sanitarie protette, ritenendo il carcere un luogo inadatto alla cura e al recupero.
La tragedia dei suicidi
L’indice di disperazione all’interno delle celle è misurato dai dati sull’autolesionismo. Nel corso del 2024, gli istituti campani hanno registrato 7 suicidi consumati, 132 tentativi di suicidio e 1.033 episodi di autolesionismo.
“Non più carcere, ma carceri nuove”
Alla cerimonia, che ha visto la partecipazione del procuratore capo f.f. di Avellino Francesco Raffaele e del magistrato di sorveglianza Maria Bottoni, Ciambriello ha lanciato un appello alla politica e alle istituzioni: “Abbiamo bisogno non di “più carcere”, ma di carceri nuove, dove la pena sia fondata sulla legalità istituzionale e sul rispetto dell’uomo”.
La soluzione, secondo il Garante, passa inevitabilmente per un incremento delle misure alternative alla detenzione, uniche in grado di svuotare le celle e restituire una funzione rieducativa alla condanna.









