C’è un momento, nel calcio, in cui il rumore si spegne e resta solo la realtà. Oggi allo “Squitieri” quel momento è arrivato al triplice fischio: la Sarnese resta in Serie D, il Pompei scivola in Eccellenza dopo due anni intensi, generosi, spesso complicati, ma sempre vissuti con dignità.

Un verdetto amaro, figlio di una partita decisa tutta nella ripresa e segnata da episodi che hanno girato dalla parte granata. Il finale dice 2-1, ma racconta molto di più.

La partita

Una prima frazione bloccata, con la Sarnese più propositiva. Il primo tempo si chiude sullo 0-0, con poche emozioni e tanta tensione. La Sarnese tiene il pallino, prova a costruire, muove palla con pazienza. Il Pompei, invece, sceglie la strada delle ripartenze, cercando profondità e transizioni veloci.

Le occasioni? Contate sulle dita di una mano. La paura di sbagliare pesa più della voglia di colpire.

Ripresa di fuoco: Foggia e Felleca indirizzano il derby per i granata di casa. Il Pompei getta il cuore oltre l’ostacolo con gol di Galdean

Il derby si accende al 59’: una ripartenza rapida, un campo aperto, e Foggia trova il varco giusto. Tocco dalla trequarti, traiettoria beffarda, D’Agostino superato. È il gol che rompe l’equilibrio e accende lo stadio.

Il Pompei prova a reagire, ma dopo pochi minuti arriva il raddoppio: Felleca sfrutta un’incertezza difensiva e firma il 2-0 che sembra chiudere i giochi.

Sembra, appunto. Al 75’ il Pompei si aggrappa all’orgoglio: Galdean disegna una punizione perfetta dal limite, una frustata di destro con tiro a giro, che riapre il derby e rimette tutto in discussione.

Gli ultimi minuti sono un assedio nervoso, confuso, disperato. La Sarnese stringe i denti, il Pompei ci prova fino all’ultimo pallone utile. Ma il risultato non cambia. Il verdetto è presto detto: festa granata, lacrime rossoblù.

La Sarnese del presidente Pappacena può finalmente liberare la tensione e festeggiare una salvezza pesantissima, costruita con carattere e concretezza.

Il Pompei del presidente Cirillo, invece, deve ingoiare una retrocessione che fa male soprattutto perché arriva dopo un grande finale di stagione, dopo una rincorsa che aveva riacceso speranze e orgoglio. Una retrocessione che profuma più di sfortuna che di demerito.

Un ciclo che si chiude, una storia che continua

Il Pompei lascia la Serie D, ma non lascia la sua identità: una piazza calda, una squadra che ha lottato, un gruppo che ha dato tutto fino all’ultimo metro. Oggi finisce una categoria. Non finisce la storia.

Domenico Ferraro