Un commercialista dell’area nord di Napoli risulta tra gli indagati nell’ambito di una maxi inchiesta coordinata dalla Procura di Torino su una presunta frode legata al Superbonus 110%.
L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza del capoluogo piemontese, ha portato al sequestro preventivo di crediti d’imposta ritenuti inesistenti per un valore complessivo vicino ai 7 milioni di euro.

L’indagine coinvolge anche due architetti torinesi, un ingegnere di Milano e l’amministratore di fatto di una società edile con sede a Torino. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe costruito un articolato sistema basato su documentazione falsa, lavori mai realizzati e pratiche fiscali irregolari per ottenere indebitamente agevolazioni pubbliche previste dal Superbonus.
Al centro dell’inchiesta c’è un complesso condominiale torinese per il quale sarebbero stati dichiarati interventi di efficientamento energetico e miglioramento antisismico risultati, però, inesistenti. Le opere, stando a quanto emerso dagli accertamenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, non sarebbero mai state eseguite nonostante l’emissione delle relative fatture e la generazione dei crediti fiscali.
Ai condomini sarebbe stato proposto un intervento “a costo zero”
Secondo la ricostruzione investigativa, ai condomini sarebbe stato proposto un intervento “a costo zero”, sfruttando il meccanismo dello sconto in fattura e della successiva cessione del credito fiscale. I residenti avrebbero quindi firmato un contratto di appalto confidando nella realizzazione dei lavori entro il dicembre 2023. Con il passare del tempo, però, le opere non sarebbero mai partite realmente e il costo complessivo dell’intervento avrebbe subito aumenti considerati sproporzionati, spingendo il condominio ad avviare azioni giudiziarie.
Il ruolo del commercialista napoletano, secondo l’ipotesi accusatoria, riguarderebbe gli adempimenti fiscali e il rilascio del cosiddetto “visto di conformità”, documento indispensabile per ottenere il riconoscimento del beneficio fiscale. Gli investigatori contestano inoltre false asseverazioni tecniche e attestazioni che avrebbero certificato l’avanzamento di lavori mai effettuati.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio. Contestata anche la responsabilità amministrativa della società coinvolta.
La Procura di Torino ha chiesto e ottenuto dal gip il sequestro preventivo, anche per equivalente, dei beni riconducibili agli indagati e della società. L’obiettivo è bloccare l’intero profitto ritenuto illecito. Una parte dei crediti fiscali sarebbe già stata ceduta a soggetti terzi, mentre un’altra quota risultava ancora nella disponibilità della società e pronta per ulteriori operazioni di compensazione o trasferimento.
Determinante, secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, è stato il lavoro di ricostruzione dei movimenti dei crediti d’imposta, svolto in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. Proprio questa attività ha consentito di individuare e congelare i crediti considerati fittizi.








