Un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha portato all’esecuzione di tre misure cautelari tra Ercolano e Torre del Greco: una persona è stata arrestata e portata in carcere, mentre altre due sono finite ai domiciliari. Gli indagati sono accusati di usura ed estorsione aggravate dal metodo mafioso.
I pagamenti e il debito
Secondo quanto emerso dalle indagini, la vittima sarebbe un imprenditore di Ercolano che per mesi avrebbe consegnato somme di denaro nel tentativo di liberarsi dai debiti.
Pagava circa duemila euro alla volta, convinto di riuscire a chiudere il conto, ma quei soldi servivano soltanto a coprire gli interessi imposti dagli usurai. Il debito iniziale, infatti, non diminuiva mai.
La somma totale del prestito era di 50mila euro, denaro che secondo gli investigatori sarebbe stato consegnato all’imprenditore per finanziare un investimento all’estero.
Gli indagati, ritenuti vicini agli ambienti del clan Birra, avrebbero però imposto interessi molto elevati, trasformando il debito in un incubo per la vittima.
Con il passare dei mesi, la vittima avrebbe consegnato quasi 48mila euro, attraverso continui pagamenti da duemila euro ciascuno. Nonostante questo, il debito non sarebbe mai diminuito ed il capitale iniziale restava ancora da saldare.
Minacce e intimidazioni
Attorno all’uomo si sarebbe creato un clima di forte pressione, fatto di minacce, intimidazioni e aggressioni iniziate soprattutto quando la vittima non sarebbe più riuscita a sostenere le richieste di denaro, con modalità considerate dagli investigatori riconducibili a metodo mafioso.
La denuncia e le indagini
L’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nasce dagli elementi raccolti dai carabinieri nel corso delle indagini.
In poco più di un mese i militari sono riusciti a ricostruire l’intera vicenda, mettendo insieme testimonianze e riscontri investigativi.
A far partire l’inchiesta sarebbe stata la denuncia presentata dall’imprenditore, che si è rivolto ai carabinieri raccontando la vicenda.
Lucia Pia Mandara









